13 marzo 2006

H. Arendt, De André e il 68'

Lottavano così come si gioca
I cuccioli del maggio era normale
Loro avevano il tempo anche per la galera
Ad aspettarli fuori rimaneva
La stessa rabbia la stessa primavera

E’ questa l’introduzione dell’album di De Andrè intitolato “Storia di un impiegato”, dedicato interamente alle vicende del 68’, al Maggio francese, e incentrato sul protagonista, un impiegato trentenne che osservando le rivolte studentesche ne è attratto perché comprende la loro profondità e fondatezza ma sa anche che una sua eventuale partecipazione alla lotta significherebbe la perdita del lavoro. Così decide di compiere una lotta individuale contro il potere, decide di piazzare una bomba in parlamento, ma il colpo non riesce e così viene arrestato e improvvisamente si trova di fronte ad una nuova realtà, quella del carcere, dove la prima persona singolare si trasforma in prima persona plurale, dove per vivere si impara a ragionare in termini di comunità, umanità, non più di singolo.
E’ proprio questa concezione di umanità che ha unito movimenti studenteschi di tutto il mondo, dagli stati del Terzo Mondo, alle potenze occidentali, i membri della Nato come quelli del Patto di Varsavia. Tutte le divisioni sviluppo, sottosviluppo, Est e Ovest che aveva generato la guerra fredda e che continuava a mantenere erano state superate da una massa di giovani che sentivano maggiormente il peso di un futuro quanto mai incerto senza avere la minima possibilità di cambiarlo. Il mondo era diventato improvvisamente piccolo, grazie al fortissimo sviluppo delle comunicazioni, della televisione che trasmetteva le foto della Terra scattate dalla Luna. Tutto ciò faceva sentire gli studenti di tutte le nazioni partecipi allo stesso destino di un mondo che si iniziò a denominare villaggio globale. Ovviamente non bisogna cadere nell’errore di voler considerare tutte le proteste come una rivolta mondiale della gioventù. Infatti è molto importante per comprendere le peculiarità e le sfaccettature dei movimenti sessantottini ricordare che ognuno all’interno dei propri stati aveva delle proprie caratteristiche legate inevitabilmente alla storia nazionale.
Ad esempio Hannah Arendt sottolinea che le rivolte dell’Est rivendicavano ciò che nei paesi occidentali si era già conquistato in passato, come la libertà di espressione e di pensiero, libertà che ora in quegli stessi paesi non bastavano più per esercitare realmente la libertà. Abbiamo poi esempi in cui proteste lanciate da studenti dell’Est venivano fatte proprie dai paesi occidentali, invece trascurate e dimenticate dai paesi di provenienza. Si può perciò comprendere che non è così facile generalizzare.
E De André nell’album ancora canta(in "Verranno a chiederti del nostro amore"):

Resterai più semplicemente
dove un attimo vale un’altro
senza chiederti come mai
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai

E’ proprio la voglia di scegliere, di avere un potere pubblico inteso come espressione della propria libertà e come realizzazione di ciò che H.Arendt chiamava felicità pubblica. H.Arendt sottolinea nella critica alla società e alla politica moderna esposta nell’opera Vita Activa del 1958 dell’importanza dell’agire dell’uomo come era nella polis greca, l’Atene di Pericle, in cui l’agire non significa solo fare e produrre, come oggi, ma avere una vita politica (l’azione) intesa come “la sola attività che metta in rapporto diretto gli uomini senza la mediazione di cose materiali, corrisponde alla condizione umana della pluralità, al fatto che gli uomini, e non l’Uomo, vivono sulla terra e abitano il mondo”.
La violenza e la costrizione, la necessità diventano pre-politica e la forza persuasiva del politico serve per allontanare anche questi problemi. Quindi la libertà è quella politica che si realizza al di fuori delle necessità naturali dell’individuo. Pessimisticamente l’Arendt afferma che l’agire politico nella società moderna è quasi impraticabile in quanto l’uomo è diventato un semplice produttore interessato solo alla sopravvivenza, legato al lavoro, all’attività funzionale verso una preservazione materiale dell’uomo che dia una tranquillità vuota all’individuo. Così che l’umanità si spinge verso il conformismo e la società di massa, negando l’attività critica e conoscitiva dell’uomo verso ciò che gli gravita attorno.
Probabilmente questo problema deriva anche da quella parte della cultura moderna che ha fatto del relativismo morale (teorizzato da Cartesio) una barriera contro l'idea di una possibile conoscenza della realtà che non cada drammaticamente in una serie di punti di vista inconciliabili tra loro.
La fiducia in un cambiamento in positivo per H.Arendt è riposta solo nella scienza e nell’arte perché anche se prodotti della mente presuppongono un’interazione con la realtà attraverso i sensi comuni a tutti gli uomini e inoltre diventano accessibili all’uomo grazie all’utilizzo di un linguaggio che è dunque fondamentale nella comunicazione. Il movimento cercò di smentire la posizione pessimistica dell’Arendt proponendosi come soluzione al problema della massificazione, della inconscia accettazione del potere in modo acritico.
Ovviamente l'evoluzione dei moti del 68' è stato molto complesso, si è trasformato, è stato fagocitato in parte dalla politica, in parte dalle tragiche esperienze del terrorismo, ha dato vita a contaminazioni tra culture distanti, oppure è diventata un'esperienza conservata individualmente nelle cantine della propria esperienza come un'amore intenso, incontrollabile, innocente, puro, da guardare con la nostalgia di chi sa oggi che quell'amore sarebbe stato comunque in tutti i casi destinato alla dissoluzione per la sua natura utopica.
Molti considerano il 68' più fumo che arrosto, nel senso che la società è rimasta tale quale dopo questo periodo di grandi e gridati propositi di cambiamento, di rivoluzione sociale e valoriale, troppa utopia e poca praticità, questo è il succo della riflessione in poche parole.

2 commenti:

Lucy ha detto...

la Arendt resta uno dei miei "punti di riferimento nel mare dell'ignoranza".(vedi anche commento sotto).
comlimenti per averla citata.
cmq, prima venivi a trovarmi spesso nel blog, in una certa discussione politica avrei avuto bisogno dell'aiuto di qualcuno, eri la persona giusta!hai perso la strada? ti aspetto e buona fine della tesi!

Nico Guzzi ha detto...

ultimamente giro poco per Internet, o per lo meno non ho tanta voglia di scrivere, perdonami, however thank you Lucy!