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27 marzo 2011

Napolitano: "Saranno tempi difficili ma li supereremo"

Quando ti senti completamente altro da te stesso, cioè sempre. Non si è mai se stessi nel tempo, solo immagini. Quando diventi emozione, è un disastro dove il nulla ti riempe di oltre.
Io che sto scrivendo per questo non sono io, grazie ancora Carmelo Bene.
Corro mentre scrivo, non c'è alcun problema a sentirsi nullità, solo coraggio e voglia di mettersi in gioco del tutto. 
Io ti amo, le tue labbra sorridono, come quella fila di extracomunitari in attesa di un permesso di soggiorno ad un altro piano dell'inferno, hanno capito. Nessuno che si preoccupa delle file di extraterrestri che chiedono di poter atterrare e vivere in pace sulla terra. Io sono migrante nel terzo quarto quinto mondo, quarto quinto stato...

16 marzo 2011

Terremoti: quando la natura non è altro che la natura


Provo ad immaginare le scosse di terremoto in Giappone non solo come portatrici di tragedie e distruzione ma come un modo della natura di prendere l'uomo per le braccia e scuoterlo. Mi convinco che sia così. Aleggia la sua voce.

Qual è la tua direzione?
Dove credi di andare?
Ti senti forte?

05 marzo 2009

Monumento ai caduti di Gualtieri

Monumento ai caduti di Gualtieri
L'Italia è costellata da opere commemorative tra le quali spiccano in gran parte dei comuni, dai più piccoli alle grande metropoli, i monumenti ai caduti, in gran parte edificati per ricordare le vittime e i martiri delle due guerre mondiali.
In particolare il monumento ai caduti di Gualtieri, paese reggiano famoso anche grazie al pittore Ligabue vissuto proprio su questo territorio, si trova in piazza 4 Novembre, dietro al Palazzo Bentivoglio (volgarmente chiamato Palazzone).
Si tratta com'è ovvio di un'opera per la memoria la cui storia è tutt'altro che celebre e nota al comune di Gualtieri e alla sua gente, sembra oltretutto sempre più inaccessibile alle nuove generazioni vista l'assenza nella biblioteca del paese di testi e libri di storia locale che fanno riferimento a questo monumento e alla sua realizzazione.

Questo vuoto documentario mi ha molto sorpreso e ciò non ha fatto che rafforzare l'idea di partenza con cui mi accingevo ad osservare questa testimonianza commemorativa: l'ignoranza come pratica del non fare-osservare diffusa, la mia ignoranza che diventava sempre più palese facendo foto e concentrandomi sui dettagli.
Come nasce il monumento? Sono riuscito ad ottenere le informazioni basilari grazie ad una biografia dell'artista Alberto Bazzoni e a Gianluca Torelli, esperto di storia e arte locale, già autore di guide del paese.

Il primo “Monumento ai caduti” di Gualtieri viene eretto nel 1924, in epoca fascista, ad opera dello scultore Alberto Bazzoni, non nuovo a questo tipo di realizzazioni, dopo aver vinto il concorso istituito appositamente. Era situato al centro della piazza Bentivoglio ed aveva la funzione di ricordare i morti della prima guerra mondiale: così come avveniva altrove e con altri mezzi il fascismo cercava di infondere l'amore per la patria, per i suoi eroi, richiamando più o meno indirettamente a pulsioni e stati d'animo quali coraggio, identità, inflessibilità; tutte tematiche care al fascismo, e più in generale ad ogni dittatura.
Il monumento, un obelisco, era strutturato in una base di marmo larga sormontata da un tronco di piramide lungo e stretto. La descrizione risulta lacunosa a causa delle poche informazioni che ho potuto ricavare.

Dopo la caduta del fascismo il monumento è rimasto intatto fino alla fine degli anni 60', quando durante l'amministrazione Salomoni è stato dismesso e la base di marmo di cui era fatto è andata a comporre il nuovo “Monumento ai caduti”, quello dietro il Palazzo Bentivoglio per l'appunto.
Si è proceduto quindi con un'opera di collage, le uniche informazioni di cui potevo disporre, i documenti comunali mi sono stati preclusi per via del disordine con cui sono stati archiviati e sebbene mi sembrasse di essere uno degli assistenti di Dan Brown ho desistito dall'impresa.

Dunque “i caduti” sono stati commemorati attraverso la fusione di differenti periodi storici nonché materiali: il vecchio marmo, con la vecchia iscrizione di stampo futurista “Al magnanimo sogno d'italica luce trasfigurante l'impeto feroce della voluta offesa per la difesa sacra,” in numeri romani è indicata la data 16 Novembre 1924.

Sotto l'iscrizione possiamo trovare poi una targhetta in bronzo su cui c'è scritto “L'associazione naz. Famiglie e adulti dispersi in guerra nel cinquantenario 1918 – 1968”, documento scritto che prova la commistione di due azioni commemorative distinte, una fascista per i morti della Grande Guerra e una più generale ed ideologicamente neutra che abbracciasse sotto un'unica bandiera tutti i morti delle due guerre.
Sulla base marmorea sono stati poi messe le targhette di tutti i paesani morti in ordine alfabetico, prima quelli caduti nella Prima guerra, poi quelli della Seconda Guerra Mondiale, soldati, figure militari e civili indistintamente, altro possibile segno di un tentativo di superamento delle ideologie, a voler sottolineare che la guerra finisce per essere comunque una tragedia per tutti, a prescindere dallo schieramento di cui ognuno abbia fatto parte.

Oltre alle prime sensazioni di vuoto emotivo, di tragicità e pure smarrimento di fronte ad un'iscrizione (quella fascista) che contrastava con la terribile realtà della guerra, ciò che ho potuto ricavare dall'osservazione del “Monumento ai caduti” credo possa avere un valore sociologico, nel senso che considerandomi in parte riflesso della società credo di poter e (anche di dover) comunque trarre anche da quest'esperienza personale spunti e riflessioni più generali.
Mi sono trovato di fronte a qualcosa che avevo sempre visto fin da bambino ma al quale non mi ero mai avvicinato per leggere tutte le iscrizioni e le targhette, scoprendo ad esempio che i caduti commemorati sono sia della prima che della seconda guerra mondiale.
Cosa significa? E' un esempio di come la curiosità non sia messa a frutto, se non raramente, l'invasione dell'immagine a cui siamo sottoposti nella vita di tutti giorni forse non aiuta (la televisione, la pubblicità, il cinema); rimane il dato di fatto che ciò che ci circonda materialmente sembra non differire per nulla da ciò che si fruisce passivamente davanti ad uno schermo.
Il risultato è la trasposizione della passività dall'ambiente domestico al mondo circostante, quasi tutti sanno che “quel monumento è lì per ricordare i caduti”, non si va oltre l'informazione minima, a volte non c'è nemmeno quella; certo forse accusare la televisione di dar vita a tanti spettatori del mondo acritici e che danno tutto per dato di fatto è estremizzare il fenomeno, ma di certo una relazione c'è.

L'educazione scolastica dovrebbe abituare gli studenti all'applicazione costante della curiosità (che è uno dei principali strumenti che abbiamo contro qualsiasi potere), del dubbio metodico, della ricerca delle relazioni, non è semplice e di certo poi competere attraverso il ragionamento e le parole per smontare l'ideologia dell'immagine basata sul “si vede, è vero, non c'è da aggiungere nient'altro,” può risultare noioso, ma questa è la vera sfida per la libertà.
Forse si dovrebbero ergere monumenti ai martiri della curiosità come monito all'ignoranza, alla pigrizia mentale: la forza dell'ignoranza è che purtroppo nell'ignoranza non si è mai soli.

Il discorso sembra essersi spinto molto lontano dalle prime impressioni avute di fronte al monumento, non è così, in conclusione posso affermare che la curiosità che ho dovuto mettere alla prova per questa ricerca ha messo in luce riflessioni che mi ritrovo spesso a fare sulla società, sulla valenza dell'immagine, sull'informazione semplificata, ripetitiva ed eccezionale dei telegiornali, sulla scarsa curiosità moderna e maggioritaria verso le manifestazioni del mondo.
Prima o poi ci sarà bisogno di un monumento alla caduta della nostra razionalità, della quale del resto la crisi economica sembra essere una conseguenza.

11 febbraio 2009

Disintossicare la società

soldi, banconote, monete
Ci sarà un momento per la società occidentale in cui sarà inevitabile un processo di disintossicazione culturale e conseguentemente morale e ambientale. Bisogna ora stabilire se ciò avverrà per consapevolezza e quindi azione delle stesse persone o per qualche causa esterna, più o meno traumatica, più o meno dovuta all'irresponsabilità dell'uomo.

Nel primo caso andrebbe formandosi uno scenario in cui ognuno inizia a comprendere razionalmente cosa significa veramente essere uomini all'interno della stessa casa Terra, la domanda infatti è: come trattate casa vostra? Date ogni giorno costanti martellate sui muri portanti? Evidentemente no, se uno sa che la terra è casa sua cerca di fare in modo che funzioni e che duri nel tempo, prova ad andare d'accordo con tutti gli inquilini, preparandosi anche al peggio, gestendo quindi problemi quali quello della fame, dell'approvvigionamento delle risorse, dell'energia, delle riserve, dell'inquinamento, in modo da recare meno danni possibili a se stesso, alla terra e di conseguenza anche agli altri uomini.
Ciò non può avvenire dall'alto, Dio ce ne scampi da un governo mondiale, ma sicuramente come ha sottolineato Obama l'occidente dovrebbe usare il metodo dell'esempio e non quello della minaccia, ciò presuppone però un cambio di politica tutt'altro che dolce, significherebbe nel medio e lungo periodo scontrarsi con le principali lobby e gruppi d'interesse a livello mondiale.

Un piccolo inciso, c'è un gruppo d'interesse che le democrazie tendono a sopravvalutare, quello dei cittadini, che alla prova dei fatti sono in realtà diventati molto meno importanti dei consumatori, non a caso una crisi economica come quella che stiamo vivendo si cerca di risolverla incentivando i consumi con rottamazioni, incentivi (perlomeno in Italia), c'è chi all'estero invece aiuta le imprese ad intraprendere la via degli investimenti, sul futuro, sulle idee. Queste ultime soluzioni almeno posso prospettare una società diversa, un'economia più umana, quindi che dà il giusto peso al reale.
Il livello di consapevolezza in questione non si rende “popolare” da un giorno all'altro, è un atteggiamento che purtroppo è spesso portato avanti con posizioni estreme e parziali solo da associazioni ambientaliste, ma è nelle scuole che deve avvenire la formazione, fin da bambini.

Un dubbio: l'aumento dell'incidenza del cancro è realtà o fantasia? Come mai in Italia nelle donne aumenta e negli uomini diminuisce? Questo argomento lo tratterò in un prossimo articolo in quanto osservando alcuni dati dell'American Cancer Society e della sezione dell'ISS denominata Epidemiologia dei tumori del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute sono venute fuori informazioni a prima vista interessanti.

Tornando al discorso primario (che in realtà non esiste) le religioni monoteiste hanno slegato Dio dalle sue creature, dal mondo, portando dio a sinonimo di celebrazione, di puro e semplice rituale, ma pregare “il mondo per un mondo migliore” non significa fare astrazione, come potevano fare i cosiddetti pagani, significa vedere un mondo migliore, vederlo può voler dire individuare i pilastri su cui si deve fondare un nuovo modo di vivere socialmente accettato e valorizzato.

Siamo ben lontani da queste nobili aspirazioni per via della distorsione mentale che ha provocato nella cultura occidentale il capitalismo estremo fatto di denaro virtuale, di corporation (multinazionali), di PIL che può essere sempre e solo crescente, pena aumento del debito dei singoli paesi rispetto alla moneta prestata che ha invece solo un valore nominale (a tal proposito un approfondimento sul signoraggio sarebbe doveroso), di prodotto che passa in secondo piano rispetto al prodotto nuovo fino a rendersi conto un giorno di non saper più dove mettere il vecchio: “Ops, scusa, a questo non avevo pensato”.
Sarebbe come comprarsi una macchina e cercare di stiparla nel garage: “ma nel garage c'è ancora la vecchia!”
Una battuta: si riciclano meglio i soldi che i rifiuti, anche se la raccolta in entrambi i casi tende comunque ad essere sempre poco differenziata.

Ricordo ad esempio una lezione di economia fatta qualche anno fa all'università, l'argomento era “La responsabilità sociale dell'impresa”, c'erano due docenti, uno era il nostro, il professore ordinario che teneva il corso, l'altro, una donna, esperta del settore, invitata per l'occasione.
Dopo due ore di lezione il quadro che ne era venuto fuori è che i temi quali ambiente, risparmio energetico, sfruttamento manodopera, salute dei dipendenti, esternalità negative sono tutti elementi interessanti e contabilizzabili per un'impresa, ma danno benefici (e non certi per l'impresa) solo nel lungo periodo, quando quello che conta per sopravvivere nel mercato rimane sfornare prodotti a costi sempre inferiori e possibilmente nel breve massimo medio periodo.
Le due logiche (basate solo sul valore del denaro) si scontreranno e vista la concorrenza scorretta di molte aziende quasi tutti propenderanno per la riduzione dei costi come unico obiettivo.
Risultato: nient'altro che belle parole e non a caso solo dopo 4 anni ho risentito parlare pubblicamente di responsabilità sociale dell'impresa, come delle banche, proprio in coincidenza di questa grave crisi che stiamo cercando di attraversare e i cui effetti devono ancora manifestarsi nella loro pienezza.

Per tornare all'inizio se invece tutto rimane così com'è, senza nessun cambiamento sensibile, con le banche, le lobby economiche e finanziarie, quindi il denaro a guidare ogni aspetto della vita degli uomini allora le possibilità di conduzione di una vita decente nel lungo periodo potrebbero essere seriamente intaccate.
Qualcuno dirà che comunque inizieremo a colonizzare tra un centinaio di anni un altro pianeta per cui chi se ne frega della Terra, anche lei diventerà un rifiuto umano, speriamo solo che gli umani non diventino un rifiuto dell'universo.
Forse sono ottimista ma ho visto, studiato e conosciuto uomini che mi hanno dato un'altra idea dell'umanità, non esiste solo l'uomo come forza arrogante e distruttiva dell'universo, ma esistono anche coloro che popolano il mondo come costruttori razionali e lungimiranti, che non conoscono solo l'interesse egoistico, il qui e ora, quelli che comprendono che al di là del tempo e dello spazio prima o poi si faranno i conti ultimi dei costi-benefici e che questi potranno non avere nulla a che spartire con l'affermazione temporale su questa terra.

A quanto pare ho scritto abbastanza affinché la maggior parte dei lettori siano fuggiti prima della fine di questa dissertazione, quasi un flusso di coscienza razionalizzato, così anti-web marketing da essere ben costruito per il web marketing, ho trattato degli argomenti più disparati, ognuno dei quali si potrebbe affrontare studiando e scrivendo enciclopedie intere, ma non ho tempo di farlo per cui questo è quello che ho in dono per voi, o per me, che dir si voglia...

25 gennaio 2009

Canterò per te

La canzone numero 6 di Rec in Rum è Canterò per te, il cui testo è peraltro una poesia già presente nel libro La decadenza splendida. Un giovane racconta il suo stato di crisi esistenziale, richiamando alla mente del lettore il celebre discorso tenuto da Mark Renton in Trainspotting.

Lunedì mattina, scuola, prima ora, sonno e tutto il peso della settimana davanti, un macigno sullo stomaco.
Dalla finestra si vede un palazzo residenziale, saranno almeno una decina di piani, quanto dovrebbe essere bello librarsi dalla sua vetta per poi impattare a terra, fracassarsi la testa, tra il panico e le urla delle gente che accorre per godersi lo spettacolo.
Chiamate una troupe di Studio Aperto ad intervistarli, quanto mi piacerebbe farli diventare piccole star del piccolo schermo: “sembrava un bravo ragazzo”, “scherzava molto”, “ultimamente parlava poco”, “era molto intelligente e sempre pronto ad aiutare i compagni”, “lei cosa ne pensa di chi si suicida?”.
Sono le fotomodelle, i bei culi, le belle macchine, la bella vita, la belle epoque, le corporation che mi stanno uccidendo, Rimbaud, Pasolini e i salici piangenti; ho smesso di guardare la televisione, gioco con la solitudine, sono vestito retrò e la mia maschera è perfetta anche se non so più di cosa parlare con i miei amici.
Lassù nel cielo risplende un dolore che sa di estremo sapore e quando un giorno mi dirai è stato bello lo stesso io canterò per te, lassù nel cielo.
Svita e avvita la vita, in tondo giro e sbando come fata sfilata di seta sfinita, loro tutti d'oro tutti in coro bravi belli e senza calli, io stanco del banco ormai bianco invecchiato da bivacco disfatto.
Mi sento vecchio a 16 anni e i miei compagni di classe mi sembra che vivano in un mondo diverso dal mio, come se io li stessi guardando recitare inconsapevolmente in una sitcom, un film romantico o una commedia tragicomica, ma ogni dramma è circoscritto nelle sceneggiature, pubblicità prima e pubblicità dopo, del resto The show must go on, ma io non voglio che vada avanti così, loro non piangono per il non-senso, fottetevi Nietzsche e Schopenhauer, meglio essere pazzo per conto proprio che savio per conto altrui, ho smesso di studiare, leggo fumetti.
Nessuno ha capito che Gesù non era un conservatore e che la Chiesa non ha nulla a che fare con Gesù, io ci credo in una forza più grande di noi, ma preferisco non nominarla, è così che è finita, la mia rivoluzione a colpi di bottiglie di Rum consumate il pomeriggio su una poltrona giù in cantina.
Così di vuoto nausea suole fluttuare l'infausto fusto offerta fiasco, sull'etichetta l'eclettica libertà diluita all'assuefazione in nomine modernità.
Prima di morire voglio scopare, mi hanno consigliato di suonare al campanello di uno stabile molto rinomato, se ti fai filmare non paghi neanche, fantastico, smettiamola di fare l'amore e la guerra strada per strada, portiamo la guerra e l'amore nelle case e lì facciamocela restare.
Metto una videocassetta anni 90', proprio come pensavo.

“Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxi televisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici.
Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre v'ingozzate di schifezze da mangiare.
Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi.
Scegliete un futuro, scegliete la vita.
Ma perché dovrei fare una cosa cosi?”

Mi sto disarticolando, il mio Io è in decomposizione, caro Mark Renton, qui la terra dello sballo è distante, non ci sono colonne sonore martellanti, si sente solo il rumore del treno di campagna che nessuno prende più per spostarsi, rimane un piacevole intrattenimento per i bambini quando lo vedono passare su quei tristi e usurati binari, ormai bambini sempre più soli, sempre più figli unici; gli africani sì che sanno fare l'amore, per questo gli abbiamo donato l'Aids.
Il treno fa ciuf ciuf, è così che si acciuffano i soldi dei contribuenti, quello che si vede di tanto in tanto qui non è il treno dei desideri, anche quello fagocitato dalla TV, ma è il treno grassottello e trasandato dello stato che ti paga per muoverti, non importa se il tuo movimento serve a qualcosa, l'importante è muoversi, di Pil si tratta; ma se le cose stanno così io non sono altro che un pelo superfluo, profondamente superfluo.
Il mio orologio sovietico cesserà di battere sul retro di un centro benessere, a scoccare gli ultimi pensieri, in fondo sono stato bello anche io: lassù nel cielo risplende un dolore che sa di estremo sapore e quando un giorno mi dirai è stato bello lo stesso io canterò per te, lassù nel cielo.
Anzi no. Io ricomincio da capo.

Di seguito il video del discorso di Trainspotting.



18 novembre 2008

L'arte Naif

Il pittore Naif (dal francese ingenuo), quale può essere considerato ad esempio Francesco Guzzi, agisce e crea l'opera senza avere una particolare formazione scolastica e artistica. Significa quindi che la creatività Naif è spesso slegata da qualsiasi corrente artistica e tanto più dalle mode del momento.

In inglese l'arte sviluppata da questo tipo di pittori viene anche definita Outsider Art, in parte assimilabile alla Folk Art.

Il rapporto che ha con l'opera l'artista è più intimo e libero, primitivo, la realtà è trasfigurata in visioni soggettive e poetiche, in cui ogni elemento viene semplificato o modificato dando vita a mondi e scene che hanno il retrogusto delle favole, dei sogni (come degli incubi) e delle fiabe.

L'esecuzione è dunque spesso elementare, i colori sono usati generalmente puri con un ricco accostamento cromatico. Tutte le tecniche e gli studi, quali quelli di prospettiva e proporzione, passano in secondo piano rispetto alla visione d'insieme dell'opera e al nuovo mondo che scaturisce da un'azione creativa senza regole che si basa soprattutto sull'esperienza e la sperimentazione personale, tipicamente naif.

Da un punto di vista concettuale possiamo anche considerare l'arte Naif come un tentativo di ribellarsi ad ogni legaccio a cui spesso porta l'accademismo che tende a creare invece una rete di potere culturale dominante alla quale ogni artista deve piegarsi per far parte del club dei migliori, ma se c'è qualcosa di cui è portatrice l'arte è la pulsione democratica e libertaria che dovrebbe esprimere l'artista nell'atto di creare, cosicché ognuno può esprimere il proprio giudizio e parere sull'opera conclusa, sul risultato, senza preoccuparsi troppo di come e con quale tecnica è stato raggiunto.

13 novembre 2008

Università, ricerca e comunicazione

Volendo tralasciare l'aspetto fondamentale dei fondi ridotti che le università e altri enti pubblici ricevono per effettuare ricerche scientifiche, un altro problema è sicuramente quello della scarsa conoscenza dei metodi di comunicazione scientifica.

Così se all'estero esistono corsi obbligatori in quasi tutte le facoltà per i dottorandi che si apprestano ad esempio a stilare una tesi, in Italia ciò è riservato spesso alle sole facoltà di Scienze della Comunicazione; ciò significa che le tematiche scientifiche-tecniche rischiano di rimanere fuori dalla divulgazione scientifica di alto livello, portando ad esempio a un declassamento nelle graduatorie mondiali delle università italiane poiché ci saranno meno pubblicazioni e di minore qualità, quindi minori citazioni e rimandi, oltre alla scarsa gratificazione del ricercatore che non sa come rendere al meglio in forma scritta il proprio lavoro, con quell'efficacia, velocità ed efficienza comunicativa che si richiederebbe per ogni pubblicazione.

Non si tratta di cercare il pelo nell'uovo nel sistema della ricerca italiano ma bensì di comprendere a fondo i punti critici. Per chi pensa ad esempio che questo non sia un tema rilevante ricordo ad esempio gli innumerevoli errori che ha fatto il “longevo” governo Prodi 2006-2008 nell'ambito della comunicazione politica: la maggioranza era formata da decine di partiti, ognuno dei quali tendeva a distinguersi, cosicché nel melting pot generale se qualcosa di positivo era stato fatto alla gente ciò che arrivava non era un quadro chiaro delle soluzioni attuate ma bensì tante opinioni riguardo al tema di cui trattavano i provvedimenti.

Nella ricerca scientifica universitaria coloro che studiano e ricercano giungono poi a pubblicazioni ristrette (qualitativamente o a livello divulgativo, e se ci giungono) e alla fine succederà che quei risultati così come coloro che li hanno raggiunti non emergeranno mai.
La comunicazione scientifica non può considerarsi secondaria, bisogna valutarla prima, anche nei costi e non pensare che prima bisogna arrivare a un risultato e poi renderlo noto, soprattutto quando nelle università mancano i soldi, se l'obbiettivo è costretto a imprigionarsi all'interno del proprio orto tanto vale non ricercare.
La comunicazione scientifica e la sua divulgazione sono un elemento chiave della meritocrazia, non si può ignorare a lungo qualcuno che prende le luci della ribalta per un risultato raggiunto ed efficacemente comunicato.

Inoltre ogni informazione ben comunicata e diffusa, soprattutto in ambito scientifico, porta a un circolo virtuoso (come quello illustrato nella figura ad inizio articolo) per il quale qualcuno potrà riprendere ciò che è stato pubblicato, utilizzarlo, modificarlo, approfondirlo per approdare a nuove mete ontologiche.

Con le iniziative della finanziaria estiva 2008 di Tremonti andiamo verso i tagli all'università per spingere le stesse università a razionalizzare le spese, forse se l'efficenza e il merito fossero le chiavi del nostro sistema un provvedimento di questo tipo funzionerebbe, ma la realtà media italiana come sappiamo è ben diversa, per cui se non si discute di argomenti quali ricerca, stipendi, borse di studio, collegamento con le imprese, riduzione delle sedi universitarie, comunicazione scientifica, affitti per gli studenti, possiamo in tutta onestà prevedere che quei tagli non porteranno altro che ad un ulteriore impoverimento delle università, che a detta di tutti dovrebbero essere il primo luogo dove si costruisce il futuro di un paese.

Concludo con una segnalazione per studenti, dottorandi, borsisti, ricercatori: un breve e interessante testo del 2008 di M.Flora Mangano dal titolo Manuale di comunicazione della ricerca scientifica che potete leggere anche su Google Books.


22 ottobre 2008

Siamo uomini o caporali

Caricheremo come ogni martire perdente e imbecille i fucili con le pallottole della ragione, della libertà, della dignità e soccomberemo di fronte alla forza bruta del nemico autoritario delle certezze, della consuetudine, della paura, della corruzione? No, mai.
Giocheremo a calcio in un campo secco e senza erba sotto il quale sono stati seppelliti i cadaveri dei liberti? Sì.
Faremo party a base di tette, culi ed orgie per dimenticare tutto? Sì.
Saremo uomini? No, mai.



15 settembre 2008

Autunno pazzo

Voi andate, io rimango qui, anzi ricomincio dall'inizio, riparto da zero perché nel viaggio che mi ha condotto fino qui ho perso tutto ciò che amavo, che avrei voluto conservare, cullare e crescere tra le mie braccia, sulle mie spalle. Devo aver commesso qualche errore, ma di certo non proseguo su una strada che alla fine non ha altro che un cartello con scritto Strada chiusa, questa era la mia storia, la consecutio temporum è per le menti spente.
Le api e gli usignoli sono stati messi a dura prova in questi ultimi anni terrestri (che siano gli ultimi?): non guardare, non aprire la mente, né il cuore, non armonizzarti.
Io ho provato ad imitare il canto di un usignolo ma mi sono ritrovato a dover fuggire da uno sciame di api avvelenate dall'inquinamento umano di cui io ero diventato il simbolo, poco importa se pungendomi sarebbero morte, quello che volevano e vogliono è solo vendetta, e l'avranno.
Ed io che abito all'angolo di via Paolo Borsellino e Madrid, a pochi passi dalla Quinta del Sordo, espongo il mio sorriso, quello che si esplica attraverso il malinconico e “democritano” (di Democrito) “eh eh”, sebbene abbia sempre apprezzato quello carnevalesco, hollywoodiano, quell'”oh oh oh” cadenzato e recitato con la mano sul petto.
I lumini dei cimiteri sono sempre così fiacchi e stanchi; non ricordo nemmeno qual'è la prima donna con cui ho fatto l'amore, ho scordato la prima furia della tempesta, ogni mattina mi sveglio e vomito il passato, qualcosa di simile al morbo di Parkinson.
Da piccolo soffrivo di ADHD, per questo ficcai nel petto del mio psicologo una penna stilografica, non posso dimenticare l'eccitazione di quell'atto che mi liberava dalle catene della malattia, la sua faccia da marchese esterrefatta, distruggendo colui che mi definiva malato io ero guarito, o qualcosa di simile, considerando che sto scrivendo da una sorta di arresti domiciliari a vita, un manicomio travestito da normalità, un teatro della storia, un concerto in playback: ciò che esce dagli amplificatori è quasi sempre il liquame nauseabondo che ci entra.
Caro marchese De Sade baciami il culo! Bacia! Bacia ora! Cari gerarchi fascisti abbiate la cortesia di baciarmi il culo, mi bacino il culo anche quelli sovietici, caro Putin e caro Bush eccovi il mio culo, solo un bacino prima di andare a dormire! La mia guerra non si è conclusa con il battesimo, a quanto pare nemmeno per la Chiesa è poi così importante la pace.
Ne ho viste di cose io dall'alto delle mie conoscenze empatiche ed intellettuali interconnesse, ne ho viste così tante che non ho più intenzione di seguire il flusso indiscriminato e costante della quotidianità ceca. Il meccanismo del tempo che assimiliamo giorno dopo giorno, sveglia dopo sveglia, campanella dopo campanella, timbro dopo timbro, programma dopo programma è quanto di più innaturale e deleterio per quel tocco divino che può accendere la migliore natura umana e tutto ciò che gli sta intorno. E Falcone saltò in aria con lo sguardo asceso a un cielo libero, spianato.
I serpenti esistono e camminano nell'universo, io so già da che parte stare.
Grazie Edith Piaf, senza di te non sarei esistito.
Le foglie cadono, le mie lacrime anche, è proprio autunno, autunno pazzo.

“Furia ed Agonia – Francisco Goya” di Rafael Castillo

15 aprile 2008

Quale benessere per il nostro futuro?

Perché se un uomo non ha mai guardato negli occhi la sofferenza, senza se, senza ma, senza giudicare, non è mai stato un uomo, di fronte al concepire l'esistenza come se fosse fondata su chissà quali pilastri preferisco chi ha assunto la fragilità come punto di partenza e mai come punto di arrivo. Non cambia mai chi non sa che un uomo cambia continuamente a seconda delle scelte che compie.

La stabilità emotiva ed esistenziale non ha nulla a che vedere con la materia, con un lavoro a tempo indeterminato e ben pagato, con l'assuefazione al nuovo.
Si sbaglia colui che crede che la felicità derivi dalle gabbie quali la cultura come qualcosa che si conosce perché studiato su un libro (e se si perde la memoria si diventa coglioni?), un tetto molto bello sotto il quale dormire, un'auto spaziosa sulla quale scopare.

I nostri padri, venuti dopo la seconda guerra mondiale, hanno preso un abbaglio prevedibile, hanno lavorato di giorno e di notte, hanno pianto lontano da casa, sono andati altrove a cercare lavoro, si sono rotti le ossa per costruire quel bel tetto per i figli, per alimentare le passioni e i sogni dei pargoletti, per pagargli un giorno la scuola, per indicargli un buon lavoro, quello era il loro obbiettivo e molti di loro l'hanno raggiunto, questo li ha resi e li rende felici.
Se hanno fatto tutto i genitori ai figli che compito rimane? Per alcuni trovare il lavoro e la casa, la storia sembra ripetersi, per altri è tutto pronto; ma qualcosa è cambiato, i genitori non possono permettere che i propri figli ricomincino da zero, dai sacrifici, per loro sarebbe una sconfitta, il benessere è arrivato ai figli che però se volessero riproporlo ai propri non riuscirebbero nell'impresa in molti casi, la soluzione è che i nipoti non vedano mai la Playstation e Pes 10 per giocare invece con quel vecchio Tango in giardino.

Questo discorso non è fuorviante, non a caso infatti qualcuno dice che non possiamo permettere che la Cina e l'India raggiungano il nostro benessere così velocemente; perché in effetti nemmeno da noi quel benessere sarà più sostenibile. La crescita della ricchezza deve essere razionale e redistribuita, e per ricchezza non intendo solo il Pil ma la cultura, l'informazione, la libertà di espressione.

Invece oggi la società italiana è ingessata, si confonde il riconoscimento con la felicità e la sua ricerca che di per sé non è nulla di malvagio se non per il fatto che il riconoscimento non deriva tanto dalle qualità espresse quanto da una serie di elementi, quali materia conquistata e successo mediatico, cioè ricchezza materiale e notorietà, il potere terreno. Uno può essere ricco per una botta di fortuna, perché figlio di ricchi e divenire addirittura noto per questo, il teatro dell'assurdo.

27 novembre 2007

Neo-Criticismo

Sappiate che chi migliora il mondo non è colui che accetta tutto e comunque, come dato di fatto, chi migliora il mondo è colui che con occhio critico sa districarsi tra i mali, guardarli in faccia, magari a volte con paura ma di certo con coraggio, per trovare le soluzioni. E non ditemi che il mondo passa necessariamente per il canale televiso che in verità non è altro che una rappresentazione della realtà.

26 aprile 2007

L'uomo è. Stop alle etichette e alle gabbie.

Apprezzo Cristo, gli insegnamenti di Buddha, la relatività del tempo di Einstein che null'altro suggerisce che il nostro tempo è finto e superficiale, il corpo è un alloggio temporaneo e fragile per la nostra anima che invece ha una propria essenza a prescindere dalla vita materiale e fisica, dai pensieri, dal vociare indiscriminato che l'attraversa, e dal tempo precario che viviamo.
Il mio passato in questa prospettiva non ha più senso, nemmeno il mio futuro, io sono, ognuno di noi è, stop, per questo se ricevo dei complimenti mi fanno piacere ma per me si chiudono nel momento in cui vengono pronunciati, mentre un suggerimento può servirmi.
Se parto per la guerra e il mio comandante mi dice "Sei uno dei migliori soldati che abbiamo, fatti onore!" mi fa piacere ma a posteriori mi sarà servito sicuramente di più il capitano che mi avrà detto "Ultimamente sei distratto, che cavolo ti passa per la mente! Non siamo qui a giocare! Stai attento, ricordati che i nemici si nascondono ovunque, a volte escono alle tue spalle dai tombini sparando," nonostante la forma che farebbe venire voglia di mandare a cagare chi l'ha espressa, soprattutto se si è in un brutto momento personale, quello sì che mi sarà servito dopo che furtivamente mi sarò avvicinato ad un tombino rendendomi conto che proprio li dentro ci sono dei soldati nemici, riuscendomi a salvare di conseguenza.
Anche un giudizio di per sé è come un complimento, cioè lo considero solo momentaneo, in quanto etichettare ed etichettarsi è il male della nostra società, dell'uomo che vuole definire tutto, lasciamo farlo agli altri va, giudichino pure, io non li giudicherò, come non giudico voi, la gente che mi sta intorno, ecc...ciò che cerco di capire sono i comportamenti, se sono giusti o sbagliati e cosa avrei fatto io in una certa situazione, cosa avrebbe fatto un altro nella mia situazione mi interessa già di meno, infatti spesso ci si accorge che lo si sta utilizzando per rendersi colpevoli, inadatti e di conseguenza colpevolizzarsi inutilmente, ho smesso di invidiare perfino gli dei!
Eppoi ce ne sta di roba nel cervello, forse troppa, e anche quando sembra non stia assimilando ciò che vede, sente e legge in realtà raccoglie e aggrega più di quanto si creda e si sia consapevoli.
Usarlo per mantenere e far affiorare alla coscienza solo le parti peggiori non è l'atteggiamento giusto, o perlomeno utile, in quanto blocca tutti i processi mentali, riducendo la vita ad una dimostrazione della propria negatività ed anormalità, la prigione è sempre quella delle etichette e delle definizioni, ma ogni definizione dipende dal presente: salva una persona e sei un eroe, ti salvi per un buchetto di culo da un incidente in cui muoiono tutti i tuoi amici e sei miracolato, in realtà l'unica certezza è che tu sei ancora qui e basta, e non è colpa tua se sei l'unico sopravvissuto, per questo non sei miracolato, è capitato e basta.

18 aprile 2007

Future-Shock e l'Apocalisse del senso

Sono affetto da una leggere afasia e quando mi escono parole esse vanno a formare tremende baggianate dai contorni colossali; un motivo esiste, seguitemi un attimo, giacché siete qui, cercherò di intavolare un discorso sul primo argomento che mi passa per la testa, potendolo fare trasgredendo ogni regola comunicativa, pubblicitaria, funzionale cosicché coloro che giungeranno in fondo saranno forse una nicchia di pochi eletti del gran maestro di Saint Patience alla faccia dell'usability.
Credo che si possa individuare una congiunzione astrale che interponga alla natura intra-sistemica dell'uomo e alla vacuità relativista dell'oggetto sic et nunc, un senso escatologico essenzialmente autorigenerativo e trascendente.

Cosa significa tutto ciò? Ve lo dico io, o Kant se preferite, ciò che appare, il fenomeno sibillino e coloro che su di esso ergono palafitte di sterco acuiranno la vostra libertà, l'immaginazione, allontanandovi dall'intuizione non sensibile, intesa come noumeno delle cose che travalica il tempo e la materia; alcuni affermano esistano addirittura 11 dimensioni, e se la relatività e i buchi neri non esistessero sarei contento di vivere dei soli sensi canonici. Possibile che esistano popolazioni che noi definiamo primitive che se ne fottono del cento milionesimo I-Pod venduto ad Aprile 2007 nel mondo?
L'Apocalisse che molti hanno predetto da quando l'uomo ha una memoria più o meno precisa, intesa come testi e testimonianze storiche e artistiche, fortunatamente non è mai stata azzeccata nelle previsioni, ma folli sono coloro che lasciano al solo destino-apparenza monetaria le sorti terrestri nonché, nel peggiore dei casi, quelle personali ed intime.
L'uomo è una bestia con qualche qualità in più delle altre, nella maggioranza dei casi una razionalità, una forte coscienza e un'emotività caratterizzanti; la storia ha insegnato che ognuno di questi aspetti può dare vita alle tragedie più terribili e alle vicende umane più eroiche e sublimi.

Cosa significa? Ognuno può scegliere e indirizzarsi verso un'idea di giustizia piuttosto che un'altra, lascio a voi cercare di comprendere cos'è giusto cos'è sbagliato, anche perché altrimenti dovrei dilungarmi per pagine e pagine, senza dimenticare che la giustizia deve essere in relazione con la libertà del singolo individuo limitata solo rispetto a quella di un altro qualsiasi, incluse collettività e comunità di vario genere.

05 aprile 2007

Learning and doing by playing

Il contesto ideale per svolgere una professione dinamica, flessibile e sempre aggiornata è quella del learning and doing by playing, lavorare ed imparare continuamente-contemporaneamente divertendosi.
Si parla infatti spesso di soddisfazione personale sul lavoro come miglior strumento per combattere stress ed eventuali flop, perciò riuscire ad avere tra le passioni il proprio lavoro non è cosa da poco, permette di puntare sempre al massimo facendo certo tanti sforzi ma ottenendo un piacere e un ritorno che non è solamente monetario, del tipo lavoro per mangiare altrimenti col cavolo che mi alzerei alle sette per sfiancarmi di fatica.
Purtroppo credo che più della metà di chi ha un lavoro non lo apprezzi granché, preferirebbe fare altro che non però fa non tanto perché non ne sarebbe capace ma solo per qualche altro motivo, tra cui il fattore C, che ha ostacolato il suo percorso.
In questi casi è molto difficile pensare ad una felicità professionale e così diventa importante ciò che si ha al di fuori del lavoro, amanti, amici, hobby e passatempi nei quali si riversano le proprie passioni, il lavoro ha così un'esternalità positiva, cioè i soldi che si portano a casa, ma ha anche un'esternalità negativa, quella di occupare il proprio tempo in modo non del tutto piacevole, a volte anche sgradevole.

26 marzo 2007

Guida sintetica alla felicità

Premesso che definire precisamente la felicità così come altri stati d'animo, quali l'amore, l'odio ecc... è quasi impossibile cercherò di elencare i punti centrali su cui sviluppare la propria felicità o comunque una decente tranquillità esistenziale.

1. Non prendere mai le cose troppo seriamente, si può scherzare perfino sulla morte, avendo rispetto dei morti, in fondo siamo tutti sulla stessa barca, si nasce e si muore, in mezzo c'è la nostra esistenza, niente di più precario e fuggevole
2. Le idee e le opinioni diverse dalle nostre non fanno di coloro che le esprimono i nostri nemici, le persone da odiare, anzi è proprio la loro diversità che può arricchirci e farci riflettere, quelle che la pensano sempre come voi alla lunga potrebbero annoiarvi e stancarvi, chiudersi sulle proprie idee e dentro le proprie emozioni può dare un senso di sicurezza, in realtà non fa altro che oscurare la mente e la ragione, in quanto si perde parte della forza e dell'energia che ognuno di noi ha, cioè quella di mettersi sempre alla prova intellettualmente ed emotivamente, aprendo le porte al mondo, che è tanto negativo quanto positivo; c'è probabilmente sempre qualcuno più bravo, intelligente, ricco e fortunato di noi, ma ci sono certamente anche persone sfortunate, tristi, depresse o povere quanto o più di noi e che forse non hanno neppure avuto il tempo di accorgersi delle condizioni disperate in cui hanno vissuto o vivono o sono state costrette a vivere. Siamo tutti da compatire in quanto uomini.
3. Le gabbie che esistono e che sentiamo spesso come tali, per la gran parte sono mentali, derivano dalla società, dalla famiglia, dalla televisione, dai modelli imposti, dalla moda, esserne consapevoli è il primo passo per la libertà, anche questa vagamente fittizia e precaria, in quanto si nasce e si muore (la regola è sempre la stessa)
4. Piangere fa bene: non ho conosciuto nessuno che abbia riferito di non aver mai pianto, serve per sfogarsi, ma vedere tutte le cose negative guardandosi alle spalle, riflettendo sul proprio passato come su una serie di eventi e tragedie non porta da nessuna parte, la sofferenza esistenziale è croce e delizia delle persone che hanno avuto spesso più spessore morale nella storia dell'uomo
5. La sensibilità forte ed accentuata se non si chiude alla realtà circostante, cioè una persona non riflette solo su stessa, è una delle più grandi fonti di conoscenza del mondo, in parte anche scientifico (e per questo dono non c'è scuola o università), se invece di piangere perché si prova pena per ciò che è capitato nella propria vita si cerca di sfruttare la propria sensibilità per capire e comprendere cosa pensa, perché lo pensa e come vive un'altra persona, ci si rende conto che si ha nell'anima un vero e proprio dono, un pregio che diventa un fardello e un peso se lo si usa solo focalizzando l'attenzione su se stessi, facendosi acceccare dal proprio io (un po' come lo scienziato che continua a guardare senza sosta un albero per tutta la vita, studiandolo in ogni dettaglio, non rendendosi conto però che esso è parte della foresta, cos'ha capito del flusso della vita quello scienziato?), la sensibilità accentuata arriva solitamente molto prima a comprendere che la vita non è altro che un teatrino, il famoso teatrino della vita dove si nasce e si muore come battiti di gong
6. Le persone importanti nella vita sono quelle che sono disposte a fare sacrifici per noi, senza chiederci nulla e senza pretendere qualcosa che noi non possiamo dargli; i sacrifici per amore sono qualcosa di prezioso ma ci si deve assicurare che l'amore sia corrisposto, i sacrifici si fanno in due, l'amore di coppia per definizione deve essere reciproco, altrimenti si fanno sacrifici, si soffre e non si ha nulla in cambio, che senso ha?
7. Così se una persona ci fa sentire male, inadeguati o piangere per più di cinque minuti ininterrottamente, significa che con onestà e rispetto per se stessi è arrivato il momento di lasciarla proseguire per la sua strada, di abbandonarla, anche se può dare dolore, noi ricerchiamo solo la tranquillità, la felicità (E ricordiamo che al mondo siamo in 6 miliardi e 300 milioni di abitanti, volendo di scelta ce n'è, circondiamoci di persone che ci fanno ridere, che ci affascinano intellettualmente, che ci offrono sempre nuovi punti di vista, non ci devono intimorire, sono loro che ci avranno dato di più a posteriori).
8. I giudizi delle persone e della gente non sono così importanti se si comprende che si è tutti sulla stessa barca, ed esiste solo una famiglia veramente felice, la famiglia del Mulino Bianco, come si è visto neppure quella di Berlusconi è all'altezza, con la cara Veronica che ha dovuto sbottare sui giornali, beata lei, direte voi, che può sputtanarlo a mezzo stampa con un giornale dell'opposizione, cazzi suoi, dirò io.
9. Se crediamo di non essere normali allora diamoci un'occhiata intorno, cosa c'è di normale attorno a noi? La tv di tette, culi, paparazzi e chi la da via prima entra in Tv? Mentre un operaio si fa il culo otto ore al giorno facendo gli straordinari per 1200 euro al mese se va bene (senza casa, con affitto e tutte le altre tasse da pagare) e il figlio che vuole diventare attore, musicista, diventerà molto probabilmente un lavoratore flessibile senza prospettiva di pensione (altro che TFR e fondi pensione)
10. Così come i giudizi della gente, spesso superficiali e per far salotto sono da trascurare, anche le parole non devono essere pesate troppo, non gli si deve dare troppa importanza, perché sanno ferire più di quanto si crede, solo che a volte escono in un momento negativo e perciò più che la realtà riflettono immagini della realtà
11. Non esistono persone mediocri, esistono persone che non mettono a frutto la propria unicità, il proprio valore, ognuno ce l'ha, perfino la più grande testa di cazzo di questo mondo potrebbe venirvi a salvare nel vostro momento di bisogno
12. E' importante conoscere tante persone, evitando pregiudizi di sorta, gli stessi che qualcuno userà o ha usato e potrebbero o che ci hanno già fatto soffrire
13. La curiosità vi può aprire mondi di cui nemmeno sospettavate l'esistenza, vedrete così quanto questa vita vi sembrerà piccola e di passaggio, e quanti sbattimenti e sofferenze vi eviterete
14. La scuola serve principalmente ad offrirvi un modo di porvi al mondo aperto e curioso, la vera scuola è dopo
15. Leggere anche solo 3 pagine al giorno (5 minuti, magari mentre siete in bagno dopo mangiato, suggerimento gratuito), di un qualsiasi libro (escluso riviste pornografiche o comunque con solo foto) vi renderà giorno dopo giorno più liberi di quanto abbiate mai creduto fosse possibile; nella mente risiede la libertà, applicate l'immaginazione, cullatevi nelle vostre sensazioni, anche quando sono negative, estremamente negative, perché sempre di energia si tratta e qualsiasi energia può essere trasformata a proprio favore
16. La diversità, l'originalità, l'anormalità sono valori che la maggioranza tende o a mitizzare o a mettere al bando, è solo una questione di moda e tradizioni, che nulla ha a che vedere con l'essenza di noi stessi, che per definizione è originale, diversa e anormale rispetto a quella di ogni altra persona. Giudicare è una perdita di tempo così come dare valore a chi lo fa per passatempo.
17. Ogni tanto bisogna riflettere e rifare la lista delle priorità, soprattutto nei momenti peggiori, perché a volte non ci si rende conto che si sta soffrendo per cose completamente inutili e che acquistano importanza solo perché le mettiamo in un pentolone di cose negative per voler dipingere tutta la nostra vita di un intenso colore nero, mentre la vita non è né bianca né nera, è grigia, in molti lo considerano un brutto colore, eppure nel caso migliore in cui tutto fosse bianco non sapremmo nemmeno cos'è la felicità
18. Il “chi se ne frega” a volte così diventa salutare, non si può dare valore a tutte le cose, più la nostra mente è aperta al mondo e alle sue manifestazioni più sapremo selezionare ciò che ha valore e ciò che non ne ha, ciò che ci serve e ciò che porta solo pesi e sofferenze
19. L'allegria e la spensieratezza esistono e non sono in contrasto con la consapevolezza che siamo tutti passeggeri di un treno instabile e affollato, in cui si mischiano vita e morte a gran velocità, a volte senza che ce ne accorgiamo
20. Così ridere, ironizzare (volgarmente anche sparare stronzate), prendersi da soli per i fondelli, magari prima che lo facciano gli altri sono regole fondamentali.

Concludo.
Probabilmente il tutto potrebbe essere completato e approfondito, ma sono sicuro che riuscirete a farlo anche da soli riflettendoci un po', magari rileggendo queste cose ogni tanto. La frase di chiusura è una a cui sono particolarmente legato: “Siamo tutti utili e inutili allo stesso modo.”

15 marzo 2007

Nanoetica

Le nanotecnologie e la loro applicazione portano inevitabilmente a mettere sotto i riflettori quelle che sono le conseguenze sociali ed etiche del loro impatto, in altre parole è necessario discutere i termini della cosiddetta nanoetica.
Le domande che essa pone all'attenzione sono principalmente due: chi controlla l'uso delle nanotecnologie e chi ne beneficia. Non sono questioni di poco conto.
La nanoscienza ha uno sviluppo così vorticoso che manca una storiografia dell'errore, un approfondimento globale che riesca a stare al passo con il suo avanzamento, per comprenderne chiaramente gli sviluppi e la direzione.
Le preoccupazioni più rilevanti riguardano una diffusione così vasta delle nanostrutture che metterebbe in serio pericolo la privacy di ognuno di noi, ogni nuovo strumento elettronico potrebbe potenzialmente riuscire ad immagazzinare informazioni su ciò che facciamo, a nostra insaputa.
Altrettanto degne di attenzione sono le applicazioni mediche e biologiche, sulle quali è difficile, anche in questo caso, averne piena consapevolezza e controllo nel caso in cui uno di noi dovesse venirne in contatto, anche per motivi di cura.
Qualcuno ha già ipotizzato una convergenza tra biomedicina, ICT e scienze cognitive grazie allo sfruttamento delle nanotecnologie.
Per questi motivi un dibattito portato dinnanzi all'opinione pubblica è molto importante, non per interrompere il progresso, ma per evitare che ci siano sorprese inattese a causa di una superficialità imperante dell'informazione e per avere un quadro abbastanza chiaro e plausibile sulle intenzioni di chi agisce nei settori della ricerca e dell'applicazione di queste nuove tecnologie.

14 marzo 2007

La morte e il pianto dei funerali

Una persona fa di tutto per onorare quello che in molti definiscono il dono della vita, si impegna, studia, cerca lavoro, lo trova, non sempre, lavora, giorno dopo giorno, ama qualcuno, lo sposa, o fa qualcosa di simile, a volte non gli basta e si fa anche l'amante, si compra l'auto che ha sempre sognato o che gli altri gli hanno fatto credere fosse il suo sogno, la casetta con mutuo millenario.
Questa è l'esistenza, il teatrino della vita, ma cosa succede se essa viene spezzata prima del tempo? Improvvisamente e senza appello? Magari a vent'anni nel week-end contro un muretto che costeggiava la strada nei pressi di una curva, o per un ictus, per un'emorragia celebrale.
Dove le condizioni di vita sono molto buone la morte diventa quasi innaturale, è il rovescio della medaglia; in fondo ridono anche i bambini africani senza scarpe e tra di noi sono sicuro che in molti direbbero “Come cazzo fa a ridere in quelle condizioni?” e una mamma aggiungerebbe “Mio figlio probabilmente piangerebbe dalla mattina alla sera.”
Avete presente poi un funerale a cui partecipano per lo più giovani? In quel caso la tristezza e l'amarezza raggiungono il punto più alto tra le esperienze negative che un uomo possa vivere.
Così come ridere è il miglior modo per andare in scena in questo magnifico e altrettanto ingannevole teatrino anche piangere ha il suo valore, soprattutto se lo si fa per empatia, per compassione e non per vittimismo. Significa avere il coraggio di rielaborare il dolore altrui e di farlo in parte proprio, è un modo per riflettere sull'esistenza e sul valore che diamo alle cose, riclassificare le priorità. Sono felice di piangere, sebbene Stephen King abbia scritto che "piangere era come pisciare via ogni cosa" (Le notti di Salem, pag.156).
Il funerale è uno dei pochi baluardi rimasti alla società occidentale che permette di riflettere in profondità sull'esistenza umana, di passare qualche momento nella contemplazione, distante dall'affanno quotidiano, dalla rincorsa quotidiana, da "il tempo non è mai abbastanza" ed io allora aggiungo "per fare che?"

13 febbraio 2007

San Valentino. Sleepwalk: regalo del giorno prima.

Il mio cervello si sta spappolando sotto il peso della materia bianca, bevo molto perché ho sete, vieni che ti porto con me verso non so cosa, ma Buona Traversata, figlio mio, qualunque sia la destinazione, qualunque sia il colore, qualunque sia se c'è un po' più di amore pratico e meno formale.

Ultimamente non riesco ad ascoltare quasi tutte le persone, sento solo mormorii, brusii, vociare indistinto, di massa, noiosi, superficiali, non dò più tanto senso alle cose, alla loro fisicità, mi sembrano tutte inutili, non è nichilismo, è post-materialismo, post-consumismo, è post di sicuro, non mi amputeranno la mente dalle mie più libere interpretazioni, tuttalpiù mi convinceranno a prostituirmi per la mia ossessione di gloria. La paura è una malattia, è proprio vero, e allora tu, vecchio stronzo figlio di puttana e puttaniere di un informatore di professione, non diverso da me forse, inquadrato e troppo levigato per essere verosimile, salterai in aria con me? Sotto i colpi del terrorismo? O morirai più semplicemente di vecchiaia o di cancro?

In fondo di te non me frega nulla, se non per qualche momento in cui la mia ira sembra cavalcare le onde di nausea e disgusto; ma non userò violenza, li vedo tutti quei coglioni fuori e dentro gli stadi, vuoti come la violenza che esprimono, non quella epica e mitica degli eroi del passato, non una violenza per, ma una violenza contro, una violenza per la violenza, l'unica che mi sono sempre concesso io è quella verbale, a tratti, o contro me stesso, e c'è una finestra nella mia anima dalla quale mi posso sporgere per osservare le cose, dalla quale oggi mi sporgo per vomitare. La festa degli innamorati è San Valentino, odiatevi tutti gli altri giorni e godetevi così la vita, io penserò al resto, cioè alla Vita Nuova.

Cammino lento sotto il sole in mezzo all'asfalto bollente, ricordo che una volta qui c'era un campo di grano, con i miei amici prendevamo le pannocchie, non avevano nulla di speciale al di fuori del sapore degli ultimi giorni delle vacanze estive, più preziosi che dolci, era difficile credere a fine agosto che erano ormai passati più di due mesi e mezzo dall'ultimo agognato giorno di scuola, tutto passa così in fretta. Ricordo che un giorno, mi pare sempre verso la fine di Agosto, per inseguire un piccolo gatto che doveva essersi perso visto che non sembrava affatto randagio mi ritrovai in mezzo a questa distesa di grano ormai pronta per essere tagliata, non era grande il campo eppure quando mi accorsi di essermi spinto così in là venni stretto dall'ansia, è incredibile quanta strada possa fare una persona spinta dalla curiosità e dalla speranza di ottenere qualcosa, era così fitto lì dentro che faticavo a vedere piccoli squarci di cielo, il gatto l'avevo perso del tutto, chissà dove si era cacciato; oltretutto stava venendo buio, erano le otto di sera, forse qualcosa di più. Riuscii comunque ad uscire dalla parte opposta, mi era sembrato essere passata un'infinità di tempo, ma almeno ce l'avevo fatta, tornare indietro da lì non sarebbe stato un problema. Credo di aver lasciato una parte di me dentro quel campo, quello è stato l'ultimo anno in cui venne coltivato il grano, fu lasciato poi incolto per qualche anno finché non venne venduto per farne un quartiere abitato tutto nuovo. Ad anni di distanza posso affermare con certezza di aver sentito suonare Sleepwalk quella sera mentre uscivo dal campo, era proprio la canzone ad avermi guidato, la riscoprii per caso guardando un film che si chiamava Cuori in Atlantide.

05 febbraio 2007

Un morto ogni tanto non basta

Prendo spunto da riflessioni fatte leggendo un articolo nel quale vi erano considerazioni sul mondo del calcio. Ho notato che chiunque è in grado di esprimersi a riguardo, le chiacchiere si sono accavallate, perfino chi non ha mai visto una partita di calcio ha proferito verbo conoscendo chiaramente ciò di cui ha parlato.

Allora mi chiedo “chissà perché questo argomento porta così tanta gente ad esporre la propria opinione.”

Una risposta c'è, sta nel fatto che di dubbi sull'argomento ormai non ce ne sono più, si conoscono le cause, si ha l'evidenza delle conseguenze, il fenomeno è di pubblico dominio da anni, si conoscono i mezzi per combatterlo, si ha addirittura in parte una legge adeguata, eppure dal primo morto di violenza allo stadio ad oggi non è cambiato nulla.

Il mio sogno è quello di poter andare a vedere una partita allo stadio esattamente come avviene quando vado al cinema, con l'obbiettivo di intrattenermi un po' attraverso qualcosa che mi piace (anche se a volte si vede un pessimo spettacolo), con la possibilità allo stadio di cantare, fischiare, incitare, applaudire. Da qualche parte avviene.

Dunque provocatoriamente affermo che o si risolve il problema o chi ha il potere di farlo per favore dica con grande sincerità: "Ci sono troppi interessi in gioco, delle società, degli sponsor, delle tv ecc..., purtroppo un morto ogni tanto non basterebbe per fermare il sistema e riformarlo, adeguando stadi, infrastrutture.

"Esatto," dovrebbe aggiungere, "ci vorrebbe una tragedia in stile Heysel, con tanti morti tutti insieme. Allora sì che su spinta popolare si deciderebbe di fermare anche una stagione intera il calcio."

Attendiamo gli sviluppi della vicenda.

23 gennaio 2007

Zoo di Robinson Devor

Ogni tanto una nuova finestra all'interno della mente si spalanca e lascia fluire energie luminose che si trasformano in pensieri caotici che poi trascrivo. Un nuovo flusso di coscienza.


Io Ballarò, o ballerò, poco importa, in fondo Nevermind è l'espressione di una generazione, intesa come stupidità e superficialità di chi la descriveva, anche i giovani di oggi sono definiti senza ideali, non sembra cambiato molto, addirittura se sono stupidi non ne hanno colpa, si dice, peggio ancora; ma chi sono gli educatori? La televisione, la scuola, la politica? Le prime cose che dirò a mio figlio o a mia figlia saranno di fare tutto quello che fanno gli altri, comprandogli un cellulare, un internet mobile phone (telefono del futuro che funziona con connessione wi-fi), li iscriverò a qualche comunità virtuale, non li porterò all'oratorio dove i preti sono pedofili e troppo indietro con i tempi (9 settimane e mezzo sarà girato in un maneggio grazie a Robinson Devor che ha aperto le danze con Zoo, i tipi di accoppiamenti potete immaginarli), dirò di non credere all'amore ma alla purezza della politica pubblicitaria (Giuseppe Altamore, vicedirettore di Famiglia Cristiana in un'intervista del resto afferma che solo il 30% delle notizie giornalistiche sono pure, tutte le altre sono commerciali, pagate e guidate dallo sponsor, dall'azienda di turno, Hard Rock Hallelujah), dirò loro di stare alla larga dalle librerie in genere, di studiare il minimo necessario per prendere un lavoro e vivere di quello, dirò di giocare alla playstation 5 che è più sicuro che andare a giocare per strada, e se mi dovessero in qualche modo partire le rotelle, beh, insomma avete capito, i vicini e i musulmani, nonché Unabomber sono avvisati, e se proprio l'ira e la follia dovessero portarsi via tutta la mia mente nemmeno i cinesi sarebbero più al sicuro, senza parlare degli americani, degli israeliani, di Putin e di tutti coloro che rendono questo mondo così “allegro.” Qualcuno avrà pure responsabilità, non ho dubbio, smetto di trattare questo argomento altrimenti il mio mento diventa doppio e poi svanisco nel nero dell'indignazione, proprio come D'Alema.
E tu invece hai mai pensato a Dio come il tuo Io sparso tra le ceneri di qualche seme di speranza, gioire al sole, le spalle arse come il vento che girava intorno alle dune ghiacciate dalla notte rabbuiata a metà pomeriggio per l'inverno che splendeva nei sogni di una ragazza ancora vergine, l'amore che avrebbe ottenuto dalla vita sarebbe stato uguale alla fiducia che avrebbe avuto nella gente e l'apatia di un ramo secco anche d'estate aggrappato ad una pianta che sorride e non si accorge di lui, tu sei la mia goccia la nostalgia di un sapore colorato, il tatto di un fantasma che a teatro dipinge danze tutt'altro che macabre, una commedia tragica come la vita di un giocatore d'azzardo un po' più sfortunato degli altri, vender casa e famiglia per pochi istanti di eccitazione, la morte di un inno che alle bandiere stonava, per tutti peccava, così tutti gli scagliarono le pietre per andare al supermercato il 3 per 2 se nuove pietre avessero acquistato. Elohim, ma porca vacca possibile che solo Rael sembra avere avuto un dialogo costante con un extraterrestre, puli puli puli fa il tacchino, portate qui l'inquilino e di noi cosa sarà, immagino quanto divertente deve essere fare l'amministratore di Condominio a Scampia, fortunatamente l'abbiamo scampata, a Scampia ci vivono in pochi, noi siamo altrove e chi è lì, forse se lo merita, dissero, non parlano, non si ribellano, finché guardandosi intorno non ci si accorge che metà della nostra vita é mossa contro una qualche paura, lo scippo, la rapina, l'aggressione, lo straniero, il terrorismo, puli, puli, puli, fa il tacchino, buttami giù l'inquilino e di noi cosa sarà. Ma tu come te chiami, Attila, e verrò a distruggere tutti i buoni propositi, quel che fan la televisiun che rimpirliss la pupulaziun.
Il campo magnetico terrestre sta mutando? Cosa ci aspetta? Qualche risposta a breve. Grazie Regina Spektor, grazie a te mi viene voglia di...