Visualizzazione post con etichetta Società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Società. Mostra tutti i post

05 marzo 2009

Monumento ai caduti di Gualtieri

Monumento ai caduti di Gualtieri
L'Italia è costellata da opere commemorative tra le quali spiccano in gran parte dei comuni, dai più piccoli alle grande metropoli, i monumenti ai caduti, in gran parte edificati per ricordare le vittime e i martiri delle due guerre mondiali.
In particolare il monumento ai caduti di Gualtieri, paese reggiano famoso anche grazie al pittore Ligabue vissuto proprio su questo territorio, si trova in piazza 4 Novembre, dietro al Palazzo Bentivoglio (volgarmente chiamato Palazzone).
Si tratta com'è ovvio di un'opera per la memoria la cui storia è tutt'altro che celebre e nota al comune di Gualtieri e alla sua gente, sembra oltretutto sempre più inaccessibile alle nuove generazioni vista l'assenza nella biblioteca del paese di testi e libri di storia locale che fanno riferimento a questo monumento e alla sua realizzazione.

Questo vuoto documentario mi ha molto sorpreso e ciò non ha fatto che rafforzare l'idea di partenza con cui mi accingevo ad osservare questa testimonianza commemorativa: l'ignoranza come pratica del non fare-osservare diffusa, la mia ignoranza che diventava sempre più palese facendo foto e concentrandomi sui dettagli.
Come nasce il monumento? Sono riuscito ad ottenere le informazioni basilari grazie ad una biografia dell'artista Alberto Bazzoni e a Gianluca Torelli, esperto di storia e arte locale, già autore di guide del paese.

Il primo “Monumento ai caduti” di Gualtieri viene eretto nel 1924, in epoca fascista, ad opera dello scultore Alberto Bazzoni, non nuovo a questo tipo di realizzazioni, dopo aver vinto il concorso istituito appositamente. Era situato al centro della piazza Bentivoglio ed aveva la funzione di ricordare i morti della prima guerra mondiale: così come avveniva altrove e con altri mezzi il fascismo cercava di infondere l'amore per la patria, per i suoi eroi, richiamando più o meno indirettamente a pulsioni e stati d'animo quali coraggio, identità, inflessibilità; tutte tematiche care al fascismo, e più in generale ad ogni dittatura.
Il monumento, un obelisco, era strutturato in una base di marmo larga sormontata da un tronco di piramide lungo e stretto. La descrizione risulta lacunosa a causa delle poche informazioni che ho potuto ricavare.

Dopo la caduta del fascismo il monumento è rimasto intatto fino alla fine degli anni 60', quando durante l'amministrazione Salomoni è stato dismesso e la base di marmo di cui era fatto è andata a comporre il nuovo “Monumento ai caduti”, quello dietro il Palazzo Bentivoglio per l'appunto.
Si è proceduto quindi con un'opera di collage, le uniche informazioni di cui potevo disporre, i documenti comunali mi sono stati preclusi per via del disordine con cui sono stati archiviati e sebbene mi sembrasse di essere uno degli assistenti di Dan Brown ho desistito dall'impresa.

Dunque “i caduti” sono stati commemorati attraverso la fusione di differenti periodi storici nonché materiali: il vecchio marmo, con la vecchia iscrizione di stampo futurista “Al magnanimo sogno d'italica luce trasfigurante l'impeto feroce della voluta offesa per la difesa sacra,” in numeri romani è indicata la data 16 Novembre 1924.

Sotto l'iscrizione possiamo trovare poi una targhetta in bronzo su cui c'è scritto “L'associazione naz. Famiglie e adulti dispersi in guerra nel cinquantenario 1918 – 1968”, documento scritto che prova la commistione di due azioni commemorative distinte, una fascista per i morti della Grande Guerra e una più generale ed ideologicamente neutra che abbracciasse sotto un'unica bandiera tutti i morti delle due guerre.
Sulla base marmorea sono stati poi messe le targhette di tutti i paesani morti in ordine alfabetico, prima quelli caduti nella Prima guerra, poi quelli della Seconda Guerra Mondiale, soldati, figure militari e civili indistintamente, altro possibile segno di un tentativo di superamento delle ideologie, a voler sottolineare che la guerra finisce per essere comunque una tragedia per tutti, a prescindere dallo schieramento di cui ognuno abbia fatto parte.

Oltre alle prime sensazioni di vuoto emotivo, di tragicità e pure smarrimento di fronte ad un'iscrizione (quella fascista) che contrastava con la terribile realtà della guerra, ciò che ho potuto ricavare dall'osservazione del “Monumento ai caduti” credo possa avere un valore sociologico, nel senso che considerandomi in parte riflesso della società credo di poter e (anche di dover) comunque trarre anche da quest'esperienza personale spunti e riflessioni più generali.
Mi sono trovato di fronte a qualcosa che avevo sempre visto fin da bambino ma al quale non mi ero mai avvicinato per leggere tutte le iscrizioni e le targhette, scoprendo ad esempio che i caduti commemorati sono sia della prima che della seconda guerra mondiale.
Cosa significa? E' un esempio di come la curiosità non sia messa a frutto, se non raramente, l'invasione dell'immagine a cui siamo sottoposti nella vita di tutti giorni forse non aiuta (la televisione, la pubblicità, il cinema); rimane il dato di fatto che ciò che ci circonda materialmente sembra non differire per nulla da ciò che si fruisce passivamente davanti ad uno schermo.
Il risultato è la trasposizione della passività dall'ambiente domestico al mondo circostante, quasi tutti sanno che “quel monumento è lì per ricordare i caduti”, non si va oltre l'informazione minima, a volte non c'è nemmeno quella; certo forse accusare la televisione di dar vita a tanti spettatori del mondo acritici e che danno tutto per dato di fatto è estremizzare il fenomeno, ma di certo una relazione c'è.

L'educazione scolastica dovrebbe abituare gli studenti all'applicazione costante della curiosità (che è uno dei principali strumenti che abbiamo contro qualsiasi potere), del dubbio metodico, della ricerca delle relazioni, non è semplice e di certo poi competere attraverso il ragionamento e le parole per smontare l'ideologia dell'immagine basata sul “si vede, è vero, non c'è da aggiungere nient'altro,” può risultare noioso, ma questa è la vera sfida per la libertà.
Forse si dovrebbero ergere monumenti ai martiri della curiosità come monito all'ignoranza, alla pigrizia mentale: la forza dell'ignoranza è che purtroppo nell'ignoranza non si è mai soli.

Il discorso sembra essersi spinto molto lontano dalle prime impressioni avute di fronte al monumento, non è così, in conclusione posso affermare che la curiosità che ho dovuto mettere alla prova per questa ricerca ha messo in luce riflessioni che mi ritrovo spesso a fare sulla società, sulla valenza dell'immagine, sull'informazione semplificata, ripetitiva ed eccezionale dei telegiornali, sulla scarsa curiosità moderna e maggioritaria verso le manifestazioni del mondo.
Prima o poi ci sarà bisogno di un monumento alla caduta della nostra razionalità, della quale del resto la crisi economica sembra essere una conseguenza.

17 febbraio 2009

Il microcredito di Yunus

Il microcredito di Yunus
Il microcredito nasce da un'idea di Mohammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006 e sviluppato a partire dal 1977 in Bangladesh. Yunus circa 30 anni fa ha dato vita ad una nuova concezione di credito fondando la Grameen Bank per cercare di combattere la povertà, ma in che modo?
Se un italiano qualsiasi per ricevere un prestito da una banca deve offrire garanzie su garanzie, avere quindi già un patrimonio alle spalle (nemmeno le idee contano) la Grameen Bank li concede invece ai più poveri senza applicare criteri di solvibilità, ma investendo sul rapporto di fiducia, elemento fondamentale.

Il progetto ha avuto origine in Bangladesh, paese d'origine di Yunus, il termine Grameen è traducibile come aggettivo il cui significato è “del villaggio” quindi banca del villaggio ed è proprio dallo studio di un villaggio in particolare, quello di Jobra, che Yunus ha elaborato la sua teoria secondo la quale la povertà dei suoi abitanti non era dovuta all'incapacità o alla mancanza di idee, ma bensì all'insufficienza di risorse economiche per intraprendere una qualsiasi attività imprenditoriale; nella situazione in cui versavano le famiglie di Jobra il prestito bancario sembrava una soluzione, ma non accettabile a causa degli interessi molto elevati che finivano per soffocare il debitore, in questo quadro si creava perciò uno stallo economico e sociale.
Pensate che il debito contratto da 41 famiglie era di 27 dollari, e per questo debito erano ridotte alla fame! Non strabuzzate gli occhi, per noi è in effetti una cifra ridicola.

La teoria alla base di Grameen Bank non punta a soluzioni accomodanti, ad un'elemosina, ma cerca di alimentare un tessuto sociale e le sue potenzialità.
Significa quindi stimolare le attività imprenditoriali, reinvestire i crediti in nuovi progetti locali, aiutare una comunità ad esprimersi e non ad assimilare un modello di sviluppo importato da qualche paese occidentale che finanzia progetti a macchia di leopardo, valorizzando quindi quelli che sono gli individui ma anche una cultura nel suo complesso.
I beneficiari dei prestiti sono i poveri, ma sulla povertà bisogna stabilire criteri ben definiti e a ciò è molto attenta la Grameen Bank, scongiurando finanziamenti ai meno poveri che altrimenti vanificherebbero gli aiuti a quelli che sono invece alla fame, perché li schiaccerebbero sotto il loro crescente potere economico.

Il denaro non è buono a prescindere, bisogna vedere come viene elargito e chi sono i beneficiari.
Valutare la povertà significa analizzare quello che una comunità ha in termini di risorse primarie, sanità, alfabetizzazione e sistemi di credito. A seconda del grado di sviluppo di questi contesti socio-economici e culturali si possono poi individuare i poveri.
Quello che offre questo tipo di banca non è una soluzione dall'alto immediata ma un percorso di sviluppo per coloro che ne fanno parte e conseguentemente per la comunità nella quale vivono, avendo come orizzonte il medio e lungo periodo per una crescita economica, sociale, scolastica, infrastrutturale e istituzionale. In questo modo anche la banca può trarre profitto perché ha investito su progetti che vengono realmente messi in pratica sul territorio, ha investito sull'economia reale, sulle persone, e soprattutto su gruppi di persone.

Nel progetto di Yunus i prestiti sono stati quindi elargiti alle donne, coloro che non lavoravano, dando vita ad una vera e propria rivoluzione sociale, se prima la donna non aveva poteri all'interno della famiglia, non poteva nemmeno avere un libretto di risparmi, ora può addirittura sviluppare un'attività, produrre reddito, il processo non è stato perciò semplice, il cambiamento è stato culturale oltre che legislativo, ma sta dando i suoi frutti.
I piccoli prestiti diventano un motore per le economie più povere, le donne a volte si aggregano, a volte diventano socie della banca, investono nella pesca, nell'agricoltura, generando una spirale economica positiva del tutto inattesa.

Si crea anche una rete fiduciaria tra i debitori per la quale nel caso in cui uno non riesca a pagare, allora si espongono tutti gli altri, che in questo modo producono un'importante pressione affinché il debitore cerchi di risolvere i suoi problemi in prima persona o con l'aiuto di tutti coloro che insieme a lui hanno un debito (o anche un credito) verso la banca.

Il microcredito si è esteso a moltissime zone del mondo, e oltre alla Grameen Bank altri organismi si stanno spendendo in questo genere di attività, anche nei paesi occidentali dell'Unione Europea. Quest'ultimi infatti non sono esenti da problemi di povertà, di esclusione economica e sociale, si pensi ad esempio alle realtà periferiche delle grandi città, alle ghettizzazioni razziali, ecco perché anche in questo caso il microcredito può essere una valida alternativa (o un supporto) ad un stato del Welfare spesso troppo debole per risolvere queste problematiche.



11 febbraio 2009

Disintossicare la società

soldi, banconote, monete
Ci sarà un momento per la società occidentale in cui sarà inevitabile un processo di disintossicazione culturale e conseguentemente morale e ambientale. Bisogna ora stabilire se ciò avverrà per consapevolezza e quindi azione delle stesse persone o per qualche causa esterna, più o meno traumatica, più o meno dovuta all'irresponsabilità dell'uomo.

Nel primo caso andrebbe formandosi uno scenario in cui ognuno inizia a comprendere razionalmente cosa significa veramente essere uomini all'interno della stessa casa Terra, la domanda infatti è: come trattate casa vostra? Date ogni giorno costanti martellate sui muri portanti? Evidentemente no, se uno sa che la terra è casa sua cerca di fare in modo che funzioni e che duri nel tempo, prova ad andare d'accordo con tutti gli inquilini, preparandosi anche al peggio, gestendo quindi problemi quali quello della fame, dell'approvvigionamento delle risorse, dell'energia, delle riserve, dell'inquinamento, in modo da recare meno danni possibili a se stesso, alla terra e di conseguenza anche agli altri uomini.
Ciò non può avvenire dall'alto, Dio ce ne scampi da un governo mondiale, ma sicuramente come ha sottolineato Obama l'occidente dovrebbe usare il metodo dell'esempio e non quello della minaccia, ciò presuppone però un cambio di politica tutt'altro che dolce, significherebbe nel medio e lungo periodo scontrarsi con le principali lobby e gruppi d'interesse a livello mondiale.

Un piccolo inciso, c'è un gruppo d'interesse che le democrazie tendono a sopravvalutare, quello dei cittadini, che alla prova dei fatti sono in realtà diventati molto meno importanti dei consumatori, non a caso una crisi economica come quella che stiamo vivendo si cerca di risolverla incentivando i consumi con rottamazioni, incentivi (perlomeno in Italia), c'è chi all'estero invece aiuta le imprese ad intraprendere la via degli investimenti, sul futuro, sulle idee. Queste ultime soluzioni almeno posso prospettare una società diversa, un'economia più umana, quindi che dà il giusto peso al reale.
Il livello di consapevolezza in questione non si rende “popolare” da un giorno all'altro, è un atteggiamento che purtroppo è spesso portato avanti con posizioni estreme e parziali solo da associazioni ambientaliste, ma è nelle scuole che deve avvenire la formazione, fin da bambini.

Un dubbio: l'aumento dell'incidenza del cancro è realtà o fantasia? Come mai in Italia nelle donne aumenta e negli uomini diminuisce? Questo argomento lo tratterò in un prossimo articolo in quanto osservando alcuni dati dell'American Cancer Society e della sezione dell'ISS denominata Epidemiologia dei tumori del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute sono venute fuori informazioni a prima vista interessanti.

Tornando al discorso primario (che in realtà non esiste) le religioni monoteiste hanno slegato Dio dalle sue creature, dal mondo, portando dio a sinonimo di celebrazione, di puro e semplice rituale, ma pregare “il mondo per un mondo migliore” non significa fare astrazione, come potevano fare i cosiddetti pagani, significa vedere un mondo migliore, vederlo può voler dire individuare i pilastri su cui si deve fondare un nuovo modo di vivere socialmente accettato e valorizzato.

Siamo ben lontani da queste nobili aspirazioni per via della distorsione mentale che ha provocato nella cultura occidentale il capitalismo estremo fatto di denaro virtuale, di corporation (multinazionali), di PIL che può essere sempre e solo crescente, pena aumento del debito dei singoli paesi rispetto alla moneta prestata che ha invece solo un valore nominale (a tal proposito un approfondimento sul signoraggio sarebbe doveroso), di prodotto che passa in secondo piano rispetto al prodotto nuovo fino a rendersi conto un giorno di non saper più dove mettere il vecchio: “Ops, scusa, a questo non avevo pensato”.
Sarebbe come comprarsi una macchina e cercare di stiparla nel garage: “ma nel garage c'è ancora la vecchia!”
Una battuta: si riciclano meglio i soldi che i rifiuti, anche se la raccolta in entrambi i casi tende comunque ad essere sempre poco differenziata.

Ricordo ad esempio una lezione di economia fatta qualche anno fa all'università, l'argomento era “La responsabilità sociale dell'impresa”, c'erano due docenti, uno era il nostro, il professore ordinario che teneva il corso, l'altro, una donna, esperta del settore, invitata per l'occasione.
Dopo due ore di lezione il quadro che ne era venuto fuori è che i temi quali ambiente, risparmio energetico, sfruttamento manodopera, salute dei dipendenti, esternalità negative sono tutti elementi interessanti e contabilizzabili per un'impresa, ma danno benefici (e non certi per l'impresa) solo nel lungo periodo, quando quello che conta per sopravvivere nel mercato rimane sfornare prodotti a costi sempre inferiori e possibilmente nel breve massimo medio periodo.
Le due logiche (basate solo sul valore del denaro) si scontreranno e vista la concorrenza scorretta di molte aziende quasi tutti propenderanno per la riduzione dei costi come unico obiettivo.
Risultato: nient'altro che belle parole e non a caso solo dopo 4 anni ho risentito parlare pubblicamente di responsabilità sociale dell'impresa, come delle banche, proprio in coincidenza di questa grave crisi che stiamo cercando di attraversare e i cui effetti devono ancora manifestarsi nella loro pienezza.

Per tornare all'inizio se invece tutto rimane così com'è, senza nessun cambiamento sensibile, con le banche, le lobby economiche e finanziarie, quindi il denaro a guidare ogni aspetto della vita degli uomini allora le possibilità di conduzione di una vita decente nel lungo periodo potrebbero essere seriamente intaccate.
Qualcuno dirà che comunque inizieremo a colonizzare tra un centinaio di anni un altro pianeta per cui chi se ne frega della Terra, anche lei diventerà un rifiuto umano, speriamo solo che gli umani non diventino un rifiuto dell'universo.
Forse sono ottimista ma ho visto, studiato e conosciuto uomini che mi hanno dato un'altra idea dell'umanità, non esiste solo l'uomo come forza arrogante e distruttiva dell'universo, ma esistono anche coloro che popolano il mondo come costruttori razionali e lungimiranti, che non conoscono solo l'interesse egoistico, il qui e ora, quelli che comprendono che al di là del tempo e dello spazio prima o poi si faranno i conti ultimi dei costi-benefici e che questi potranno non avere nulla a che spartire con l'affermazione temporale su questa terra.

A quanto pare ho scritto abbastanza affinché la maggior parte dei lettori siano fuggiti prima della fine di questa dissertazione, quasi un flusso di coscienza razionalizzato, così anti-web marketing da essere ben costruito per il web marketing, ho trattato degli argomenti più disparati, ognuno dei quali si potrebbe affrontare studiando e scrivendo enciclopedie intere, ma non ho tempo di farlo per cui questo è quello che ho in dono per voi, o per me, che dir si voglia...

09 febbraio 2009

aNobii e le librerie online

aNobii, nuovo sistema di social network per condividere non più solo esperienze personali, foto, pensieri e video come in Facebook ma cultura e libri.
Proprio la scorsa settimana ho seguito un approfondimento di Repubblica Tv sulle librerie, da quelle fisiche a quelle online, i sostenitori delle prime dicevano che il rapporto face to face con il libraio, quando preparato e colto è unico, ecco che però si dimentica quello che può offrire Internet.

aNobii, società privata con sede in Honk Kong, riempe proprio questo vuoto, cosicché potrete avere consigli su consigli da persone che leggono e segnalano libri per i più svariati motivi e a seconda dei propri interessi. Da non sottovalutare anche come strumento di promozione per le librerie online.

Dunque alla tipicità di molte librerie virtuali presenti sul web che permettono agli utenti di commentare i libri acquistati si aggiunge una rete di persone che decide di proprio pugno di proporre, condividere e discutere le proprie letture con chi vuole, con chi è interessato, non si può non tener conto di un fenomeno culturale di questo tipo, certo il successo in Italia rispetto a Facebook sarà probabilmente inferiore in termini di numeri visto che la lettura non è uno dei passatempi più amati dagli italiani.

22 ottobre 2008

Siamo uomini o caporali

Caricheremo come ogni martire perdente e imbecille i fucili con le pallottole della ragione, della libertà, della dignità e soccomberemo di fronte alla forza bruta del nemico autoritario delle certezze, della consuetudine, della paura, della corruzione? No, mai.
Giocheremo a calcio in un campo secco e senza erba sotto il quale sono stati seppelliti i cadaveri dei liberti? Sì.
Faremo party a base di tette, culi ed orgie per dimenticare tutto? Sì.
Saremo uomini? No, mai.



26 maggio 2008

Cronaca nera

Ormai non so più come parlarne, come affrontare l'argomento, potrei non farlo, ma purtroppo credo sia sbagliato tralasciarlo arrendendosi alla realtà come dato di fatto e soprattutto a coloro che la vendono come tale senza mai entrare in valutazioni analitiche.
Il vomito giallo su un bel pavimento lucido: questa è l'immagine che mi balza nella mente guardando praticamente tutti i telegiornali, sembra che esista solo la cronoca nera, è squallido, diseducativo, socialmente distruttivo, incivile, irresponsabile. Allineandomi ai TG potrei incitare babygang a distruggere le sedi dove vengono prodotti i vari telegiornali, che forse un falò di tanto in tanto che faccia riflettere chi fa informazione non farebbe poi male. In questo modo mi piegherei però alle loro esigenze facendo lo stesso gioco, ma l'obbiettivo non è diventare notizia di questi splatter.
I giornali e i telegiornali parlano raramente di suicidi e sapete perchè? Per non spingere altri potenziali suicidi a compiere lo stesso gesto. Come mai questa cortesia non viene usata per le rapine, gli omicidi, gli accoltellamenti, le sparatorie, le liti con morti inattese, i raptus di follia, gli strupri, il bullismo, la pedofilia ecc...
Mi fermo, stop.

22 aprile 2008

Ripudiare il motto "Ognuno ha quel che si merita"

La frase "Ognuno ha quel che si merita!" rispetto alla classe politica che ci rappresenta ha un fondo di verità in quanto la politica di solito è il riflesso anche della società, altrimenti di che democrazia parliamo, ma credo debba essere ripudiata nel caso italiano almeno quanto la guerra.

Ognuno di noi ha delle responsabilità verso i giovani ed il futuro, ognuno di noi deve aspirare all'attuazione oltre che dei principi democratici, di quelli meritocratici, non possiamo e dobbiamo ridurre tutto al fatto che se al potere ci va un certo modello di personaggio con quel particolare stile allore vuol dire che noi tutti siamo come chi ci governa, così non andiamo da nessuna parte, nessuna prospettiva può nascere seguendo e sposando questa riflessione.

In fondo in ognuno di noi campeggia sia il bene che il male, e di solito il male è meno faticoso da mettere in pratica, annoia di meno e non pretende granché, per cui non bisogna stupirsi se poi Berlusconi torna a vincere ogni volta come se non avesse mai governato, perché in molti degli italiani, forse in ogni uomo, campeggia un Berlusconi, non c'è niente da fare, e non lo associo per forza al male, bisogna poi scegliere se far prevalere quel tipo di atteggiamento, di scelte quotidiane o trovare ispirazioni in altri modelli. Il problema è individuare altri modelli, ma quali sono gli altri modelli per la maggioranza delle persone? Non i libri evidentemente, non la varietà del pensiero. La TV forse, quella di Berlusconi magari. I telegiornali che parlano solo di violenza, aumento dei prezzi ed extra-comunitari e caso strano la Lega conquista addirittura il voto della sinistra arcobaleno forzando la mano su questi argomenti.

Il sistema socio-culturale italiano gioca tutto a favore di Berlusconi, la mossa del PD di andare da solo arriva purtroppo in ritardo di due anni, altrimenti ci sarebbe stata la possibilità di archiviare Berlusconi che ricordiamo che disse pure alla vigilia delle elezioni del 2006 che se avesse perso non si sarebbe più ricandidato, ed infatti affermò successivamente che quell'elezioni a causa dei brogli non solo non erano state perse ma addirittura il centro-destra le aveva vinte.

Credo si debba dunque odiare e ripudiare la frase "ognuno ha quel che si merita," perché in quell'ognuno si trovano persone che lavorano, di giorno, di notte, si svegliano all'alba magari, in quell'ognuno ci sono gli anziani che ora rubano ai supermercati perché diventati velocemente poveri senza rendersene conto, lavoratori che si spaccano la schiena e che magari non vanno più al bar a prendere il caffé, o quei trentenni che fanno ricerca con 800 euro al mese.

Quel tipo di ognuno va a votare sperando che qualcuno possa andare incontro alle loro esigenze, risolvere almeno una piccola parte dei loro drammi, ne più ne meno, vota e torna poi alla vita di tutti i giorni. E credo che ahimé Berlusconi sia stato votato pure da persone di questo tipo, è vero che l'alta scolarizzazione allontana da Berlusconi ma ad imperare è la cultura mediocre, tipica e semplicistica della televisione per cui i risultati sono prevedibili e a quanto pare vita eterna per Berlusconi!