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02 marzo 2010

Hollrr, il social network dei consumatori

hollrr social network
Hollrr è l’ennesimo social network, dal nome forse discutibile, forse onomatopeico, non ho la più pallida idea di come si pronunci, probabilmente non ho letto abbastanza fumetti.
La base progettuale su cui si fonda è l’intersezione tra due modelli di comunità web affermatasi negli ultimi anni: quella Facebook (o Twitter) e i siti di ratings-reviews alla ciao.it.

08 aprile 2009

SEO contro editori contro aggregatori

lettore di giornaleRiprendo una notizia interessante del Corriere della Sera che tratta della crisi dell’editoria, dei problemi e delle soluzioni allo studio degli editori, molti dei quali si stanno schierando contro tutti quei siti che aggregano le notizie offrendone solo l'estratto iniziale per poi rimandare alla pagina originale dell’articolo presente sui siti Internet delle singole testate giornalistiche.
Alcuni siti-servizi aggregano addirittura le notizie con sistemi automatizzati, nessuna redazione filtra i contenuti, solo algoritmi e formule matematiche, si pensi ad esempio a Google News che l’analista Henry Porter del Guardian considera un regime di monopolio dell’informazione, in quanto non dà alternative a chi crea o cerca contenuti.

Per Rupert Murdoch la soluzione è quella di proporre le notizie nella loro completezza solo ad utenti che pagano un abbonamento, pare che l’idea piaccia e possa contrastare il fenomeno dei siti aggregatori.
Una delle paure principali che hanno le grandi testate è che la notizia si sleghi completamente da chi l’ha creata, livellando così tutto il mercato dell’informazione e rendendo la competizione potenzialmente vastissima, soprattutto quando si tratta di dover inoltrarsi su temi particolari su cui blog, comunità, forum e gruppi specialistici rischiano di farla da padroni.
Questi sono i motivi che spingono molte testate così come le agenzie di stampa a valutare azioni legali contro gli aggregatori.

A questo punto vi propongo alcune considerazioni doverose che non sono state fatte. Esistono sia motivi tecnici che di web marketing per i quali imbastire una crociata ideologica contro gli aggregatori può essere se non controproducente quantomeno miope.
Prima di tutto i link che ricevono i giornali online e le agenzie da questi aggregatori sono spesso di buonissimo livello, infatti molti di questi siti (segnalati anche nell’articolo del Corriere) hanno un pagerank altissimo, generano una quantità di traffico molto elevata e questa potenza viene in parte trasferita ai singoli siti. Non ho individuato l’uso di nofollow negli href, per cui ricevere questi link conviene, in più i commenti disponibili possono accrescere ulteriormente il valore del contenuto.

C’è anche da considerare che tra le azioni principali di SEO e Web Marketing ci sono quelle di Link Popularity e Link Baiting e che hanno tutte un costo, non vedo per quale motivo i grandi editori dovrebbero avere paura di questo sistema che oltretutto possono sfruttare grazie alla loro popolarità e alla conseguente rendita di posizione, potendo pagare molto meno per ottenere risultati che nuove testate impiegherebbero tantissimo tempo a raggiungere e a costi probabilmente più elevati.

E' chiaro che tutto ciò vale se le storiche testate affrontano il tema informazione su Internet comprendendo a fondo le sue peculiarità, potenzialità e possibilità, altrimenti se l’idea è semplicemente quella di riconquistare dagli aggregatori il traffico perso dalla propria Homepage per poter vendere banner e spazi pubblicitari a prezzi più alti il modello rischia di fallire, l'advertising è sempre in fermento e non si può pensare solo a questo elemento, se pur fondamentale. Di sicuro lo stesso modo di creare notizia deve adattarsi, le redazioni devono modificarsi e seguire criteri che tengano conto del mezzo Internet.

Forse tra le preoccupazioni degli editori c'è il fatto che la testata possa passare in secondo piano, non tanto rispetto alla notizia e ai siti che la ripropongono tale e quale, quanto rispetto al giornalista che grazie a internet se fa un lavoro di qualità può conquistare una notorietà e un seguito maggiore rispetto a quello dei giornali per i quali scrive. Si pensi ad esempio al successo del giornalista Marco Travaglio, diventato noto grazie anche alla televisione ma che ha continuato a lavorare nello stesso modo adattandosi però ad Internet, accrescendo così la propria popolarità, che del resto rischiava nel sistema ingessato dell'informazione italiana di franare se fosse rimasta circoscritta alla sola televisione e ai giornali della carta stampata visto gli argomenti politically incorrect che ha sempre trattato.

Non si tiene conto nemmeno della crescita dei Social Network la cui espansione potrebbe andare a diminuire la preminenza degli stessi aggregatori e dei motori di ricerca per quanto riguarda la riduzione massima della timeline delle news che possono essere date con un'efficacia pari alla diretta per un evento inatteso; anche in questo caso possono essere usati anch’essi come una buona vetrina per gli articoli, la qualità saranno gli utenti a discuterla.
A proposito del terremoto in Abruzzo e della scossa più devastante delle 3,32, gran parte delle prime notizie provenivano da Twitter e Facebook, mentre le redazioni dei giornali dormivano o faticavano a dare un qualunque aggiornamento sull'evento.
Chiunque si occupa di informazione non può tralasciare questi aspetti, non può pensare di copiare e incollare al Web il modo di procedere di una redazione offline o più in generale il modello economico della carta stampata o della televisione.


09 febbraio 2009

aNobii e le librerie online

aNobii, nuovo sistema di social network per condividere non più solo esperienze personali, foto, pensieri e video come in Facebook ma cultura e libri.
Proprio la scorsa settimana ho seguito un approfondimento di Repubblica Tv sulle librerie, da quelle fisiche a quelle online, i sostenitori delle prime dicevano che il rapporto face to face con il libraio, quando preparato e colto è unico, ecco che però si dimentica quello che può offrire Internet.

aNobii, società privata con sede in Honk Kong, riempe proprio questo vuoto, cosicché potrete avere consigli su consigli da persone che leggono e segnalano libri per i più svariati motivi e a seconda dei propri interessi. Da non sottovalutare anche come strumento di promozione per le librerie online.

Dunque alla tipicità di molte librerie virtuali presenti sul web che permettono agli utenti di commentare i libri acquistati si aggiunge una rete di persone che decide di proprio pugno di proporre, condividere e discutere le proprie letture con chi vuole, con chi è interessato, non si può non tener conto di un fenomeno culturale di questo tipo, certo il successo in Italia rispetto a Facebook sarà probabilmente inferiore in termini di numeri visto che la lettura non è uno dei passatempi più amati dagli italiani.

25 novembre 2008

Bloccare un contatto in Facebook

Anche lo spam diventa finalmente "popolare" grazie al Social Networking e soprattutto a Facebook.
Inciso: la soluzione al vostro problema è nella parte finale dell'articolo, nel caso in cui non abbiate tempo di leggere tutto.

Facebook parte e si sviluppa dal basso, una specie di processo che gli esperti amanti dei tecnicismi chiamerebbero bottom-bottom (tradotto dal culo al culo) ma in questo caso, a differenza dello spamming per email, è forse più semplice arrestarlo, bloccando gli autori di volta in volta, in questo caso individuabili e spesso più agguerriti, anche se meno espliciti nelle loro campagne di marketing; ad esempio amici che creano magari il gruppo degli "amanti della Nutella", facendo una campagna pubblicitaria quasi a costo zero, sfruttando l'effetto virus della rete, questi amici possono infatti contare sulla pazienza degli utenti che li hanno accettati nel loro network.
Mi ritorna un po' in mente Fight Club, dove si rendono chiari alcuni processi della comunicazione.

La forza di Facebook è sicuramente la possibilità di rispolverare antiche amicizie (e inimicizie) ampliandole ulteriormente, a dismisura, quasi senza controllo, tanto che su quale sia il senso e il valore del termine amicizia inizio ad avere qualche dubbio, anche se credo comunque che più possibilità di relazioni ci sono e meglio è se si trasformano in qualcosa di reale e tangibile, come può essere ritrovare su Facebook dopo tanto tempo il vecchio o la vecchia amichetta delle superiori e ritornarci a letto in onore dei tempi andati, questo mi pare sia molto costruttivo, attenzione a non esagerare, in questo modo a volte si costruisce un bambino.
Succede però che uno aggiunge amici su amici, a volte senza essere nemmeno sicuro dell'identità di quel contatto, così in lista finiscono PR di qualsiasi settore, virtual account, psicologi, studiosi, cazzari, pubblicitari vari.

Escludendo i nemici che si conosce e che dunque è meglio tenerli sott'occhio, come insegnano i film di Hollywood ma soprattutto la mafia italiana, bisogna sapere che invece quei personaggi sopracitati si possono bloccare se non interessa ciò che propongono. Come fare?
Basta andare nella sezione Impostazioni di Facebook, in alto a destra, poi Impostazioni sulla privacy, si aprirà una pagina all'interno della quale c'è un riquadro dove si scrive il nome della persona che si vuole bloccare ed eliminare dai propri contatti. Il gioco è fatto, Facebook salvo, noi forse no.