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21 novembre 2011

Le risate di piazza Tahrir

"Perché ridi?"
Un uomo a terra immerso in una pozza di sangue rideva tra gli ultimi respiri che lo dividevano dalla fine. Magro, non troppo anziano, con pochi capelli bianchi e occhi verdi che risplendevano alla luce di una magnifica giornata.

20 ottobre 2011

La favola dell'italiano medio

So che i lettori aspettano con spasmodica trepidazione una nuova puntata di Welcome home. Arriverà, arriverà...
Cosa sarà successo a Stefano? Dove si risveglierà? Con calma la pubblicherò, sono affogato nel quotidiano nell'ultimo periodo. Lunedì e Martedì sarò a Londra per la conferenza di Seomoz-Distilled, che tratta di SEO, Web Marketing e simili.
A parte la vita privata di cui penso non freghi nulla a nessuno (giustamente) oggi voglio condividervi una favola che ho scritto, "La favola dell'italiano medio".
Non sono del tutto convinto io stesso di averne compreso il significato.

05 ottobre 2011

Serata d'ottobre

Una sigaretta sul balcone, ecco cosa ci vuole. Affacciandomi dalla finestra del mio appartamento condominiale posso sentire vite intere scivolarmi intorno.
In cielo la luna somiglia ad uno spicchio di limone, è una notte limpida e calda, fin troppo per essere inizio ottobre. Nessuno se ne lamenta però, giustamente aggiungo io.

27 marzo 2011

Napolitano: "Saranno tempi difficili ma li supereremo"

Quando ti senti completamente altro da te stesso, cioè sempre. Non si è mai se stessi nel tempo, solo immagini. Quando diventi emozione, è un disastro dove il nulla ti riempe di oltre.
Io che sto scrivendo per questo non sono io, grazie ancora Carmelo Bene.
Corro mentre scrivo, non c'è alcun problema a sentirsi nullità, solo coraggio e voglia di mettersi in gioco del tutto. 
Io ti amo, le tue labbra sorridono, come quella fila di extracomunitari in attesa di un permesso di soggiorno ad un altro piano dell'inferno, hanno capito. Nessuno che si preoccupa delle file di extraterrestri che chiedono di poter atterrare e vivere in pace sulla terra. Io sono migrante nel terzo quarto quinto mondo, quarto quinto stato...

26 marzo 2011

Il potere dei buoni e dei cattivi

Sono partito da "Il principe" di Macchiavelli per raccontare una favola su due re, uno che usava l'autorità e l'altro l'autorevolezza. Il primo sembrava cattivo e antipatico, sempre inflessibile, il secondo che piaceva a tutti, si presentava come buono e comprensivo.
Ora vi dico com'è andata a finire.

16 marzo 2011

Terremoti: quando la natura non è altro che la natura


Provo ad immaginare le scosse di terremoto in Giappone non solo come portatrici di tragedie e distruzione ma come un modo della natura di prendere l'uomo per le braccia e scuoterlo. Mi convinco che sia così. Aleggia la sua voce.

Qual è la tua direzione?
Dove credi di andare?
Ti senti forte?

11 gennaio 2011

Le fasi dell'ottimismo di Berlusconi

PROFESSORESSA - Parlami dell'ottimismo di Berlusconi, volevo dire del pessimismo di Leopardi.

STUDENTE - Sì, affronterò tutti i punti se mi lascerà parlare ed eviterà le solite interruzioni dei miei compagni di classe, compagni tra virgolette, per carità, e per fortuna aggiungerei.

PROFESSORESSA - Nessun problema, parla, parla, vai avanti. State zitti ragazzi.

STUDENTE - Tutta l'opera del Berlusconi può essere divisa a grandi linee in tre parti:
  • Ottimismo individuale.
    Fino agli anni 70'. Berlusconi è nato ottimista, ne è subito consapevole, ama cantare sulle navi ma sa che il suo destino è un altro e deriva dalle sue capacità che presto metterà a frutto. Si rende conto che intorno a lui non tutti hanno le idee chiare e che sta arrivando il momento di approfittarne. La natura è generalmente benigna.

10 ottobre 2010

Casapound in ricordo di Che Guevara

L'associazione Casapound, nella sezione locale di Reggio Emilia, ha intrapreso un'interessante iniziativa per ricordare Che Guevara. Sì, esatto, anche a destra lo ricordano. Più che altro è utile, spero, per riflettere, non tanto per fare le solite polemiche su fascismi, nazismi, dittature socialiste, neo-socialiste, popolari (dove il popolo non si sa dove sia), sempre di dittature si parla, la nostalgia è di chi non vuole prendersi sulle spalle il futuro. Per cui è forse importante riflettere a un livello più alto, visto che noi possiamo farlo, possiamo perlomeno avvicinarci a quello che è il senso della storia.

23 marzo 2010

Google dalla Cina ad Hong Kong con il volo 302

Google ha fatto una scelta importante, quella di uscire dal mercato cinese. Ma momentaneamente o per sempre?
In Cina le quote di mercato di Google sono minoritarie rispetto al colosso Baidu; certo, però le stime parlano di un 25%-30% totali, tutt'altro che irrisorie su una popolazione di quasi 1,400,000,000 di persone, un numero difficile anche da leggere.

11 febbraio 2009

Disintossicare la società

soldi, banconote, monete
Ci sarà un momento per la società occidentale in cui sarà inevitabile un processo di disintossicazione culturale e conseguentemente morale e ambientale. Bisogna ora stabilire se ciò avverrà per consapevolezza e quindi azione delle stesse persone o per qualche causa esterna, più o meno traumatica, più o meno dovuta all'irresponsabilità dell'uomo.

Nel primo caso andrebbe formandosi uno scenario in cui ognuno inizia a comprendere razionalmente cosa significa veramente essere uomini all'interno della stessa casa Terra, la domanda infatti è: come trattate casa vostra? Date ogni giorno costanti martellate sui muri portanti? Evidentemente no, se uno sa che la terra è casa sua cerca di fare in modo che funzioni e che duri nel tempo, prova ad andare d'accordo con tutti gli inquilini, preparandosi anche al peggio, gestendo quindi problemi quali quello della fame, dell'approvvigionamento delle risorse, dell'energia, delle riserve, dell'inquinamento, in modo da recare meno danni possibili a se stesso, alla terra e di conseguenza anche agli altri uomini.
Ciò non può avvenire dall'alto, Dio ce ne scampi da un governo mondiale, ma sicuramente come ha sottolineato Obama l'occidente dovrebbe usare il metodo dell'esempio e non quello della minaccia, ciò presuppone però un cambio di politica tutt'altro che dolce, significherebbe nel medio e lungo periodo scontrarsi con le principali lobby e gruppi d'interesse a livello mondiale.

Un piccolo inciso, c'è un gruppo d'interesse che le democrazie tendono a sopravvalutare, quello dei cittadini, che alla prova dei fatti sono in realtà diventati molto meno importanti dei consumatori, non a caso una crisi economica come quella che stiamo vivendo si cerca di risolverla incentivando i consumi con rottamazioni, incentivi (perlomeno in Italia), c'è chi all'estero invece aiuta le imprese ad intraprendere la via degli investimenti, sul futuro, sulle idee. Queste ultime soluzioni almeno posso prospettare una società diversa, un'economia più umana, quindi che dà il giusto peso al reale.
Il livello di consapevolezza in questione non si rende “popolare” da un giorno all'altro, è un atteggiamento che purtroppo è spesso portato avanti con posizioni estreme e parziali solo da associazioni ambientaliste, ma è nelle scuole che deve avvenire la formazione, fin da bambini.

Un dubbio: l'aumento dell'incidenza del cancro è realtà o fantasia? Come mai in Italia nelle donne aumenta e negli uomini diminuisce? Questo argomento lo tratterò in un prossimo articolo in quanto osservando alcuni dati dell'American Cancer Society e della sezione dell'ISS denominata Epidemiologia dei tumori del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute sono venute fuori informazioni a prima vista interessanti.

Tornando al discorso primario (che in realtà non esiste) le religioni monoteiste hanno slegato Dio dalle sue creature, dal mondo, portando dio a sinonimo di celebrazione, di puro e semplice rituale, ma pregare “il mondo per un mondo migliore” non significa fare astrazione, come potevano fare i cosiddetti pagani, significa vedere un mondo migliore, vederlo può voler dire individuare i pilastri su cui si deve fondare un nuovo modo di vivere socialmente accettato e valorizzato.

Siamo ben lontani da queste nobili aspirazioni per via della distorsione mentale che ha provocato nella cultura occidentale il capitalismo estremo fatto di denaro virtuale, di corporation (multinazionali), di PIL che può essere sempre e solo crescente, pena aumento del debito dei singoli paesi rispetto alla moneta prestata che ha invece solo un valore nominale (a tal proposito un approfondimento sul signoraggio sarebbe doveroso), di prodotto che passa in secondo piano rispetto al prodotto nuovo fino a rendersi conto un giorno di non saper più dove mettere il vecchio: “Ops, scusa, a questo non avevo pensato”.
Sarebbe come comprarsi una macchina e cercare di stiparla nel garage: “ma nel garage c'è ancora la vecchia!”
Una battuta: si riciclano meglio i soldi che i rifiuti, anche se la raccolta in entrambi i casi tende comunque ad essere sempre poco differenziata.

Ricordo ad esempio una lezione di economia fatta qualche anno fa all'università, l'argomento era “La responsabilità sociale dell'impresa”, c'erano due docenti, uno era il nostro, il professore ordinario che teneva il corso, l'altro, una donna, esperta del settore, invitata per l'occasione.
Dopo due ore di lezione il quadro che ne era venuto fuori è che i temi quali ambiente, risparmio energetico, sfruttamento manodopera, salute dei dipendenti, esternalità negative sono tutti elementi interessanti e contabilizzabili per un'impresa, ma danno benefici (e non certi per l'impresa) solo nel lungo periodo, quando quello che conta per sopravvivere nel mercato rimane sfornare prodotti a costi sempre inferiori e possibilmente nel breve massimo medio periodo.
Le due logiche (basate solo sul valore del denaro) si scontreranno e vista la concorrenza scorretta di molte aziende quasi tutti propenderanno per la riduzione dei costi come unico obiettivo.
Risultato: nient'altro che belle parole e non a caso solo dopo 4 anni ho risentito parlare pubblicamente di responsabilità sociale dell'impresa, come delle banche, proprio in coincidenza di questa grave crisi che stiamo cercando di attraversare e i cui effetti devono ancora manifestarsi nella loro pienezza.

Per tornare all'inizio se invece tutto rimane così com'è, senza nessun cambiamento sensibile, con le banche, le lobby economiche e finanziarie, quindi il denaro a guidare ogni aspetto della vita degli uomini allora le possibilità di conduzione di una vita decente nel lungo periodo potrebbero essere seriamente intaccate.
Qualcuno dirà che comunque inizieremo a colonizzare tra un centinaio di anni un altro pianeta per cui chi se ne frega della Terra, anche lei diventerà un rifiuto umano, speriamo solo che gli umani non diventino un rifiuto dell'universo.
Forse sono ottimista ma ho visto, studiato e conosciuto uomini che mi hanno dato un'altra idea dell'umanità, non esiste solo l'uomo come forza arrogante e distruttiva dell'universo, ma esistono anche coloro che popolano il mondo come costruttori razionali e lungimiranti, che non conoscono solo l'interesse egoistico, il qui e ora, quelli che comprendono che al di là del tempo e dello spazio prima o poi si faranno i conti ultimi dei costi-benefici e che questi potranno non avere nulla a che spartire con l'affermazione temporale su questa terra.

A quanto pare ho scritto abbastanza affinché la maggior parte dei lettori siano fuggiti prima della fine di questa dissertazione, quasi un flusso di coscienza razionalizzato, così anti-web marketing da essere ben costruito per il web marketing, ho trattato degli argomenti più disparati, ognuno dei quali si potrebbe affrontare studiando e scrivendo enciclopedie intere, ma non ho tempo di farlo per cui questo è quello che ho in dono per voi, o per me, che dir si voglia...

04 febbraio 2009

Alternative alla SIAE per la tutela dei diritti d'autore

Siae. Palazzo EurQuali sono le alternative alla Siae? Tra gli addetti ai lavori del mondo musicale, ma anche di quello artistico in generale, si discute spesso del sistema italiano per la tutela dei diritti d'autore basato sostanzialmente sull'organismo della SIAE (Società Italiana degli Autori e degli Editori).
Prima di tutto bisogna dire che se si vuole riconoscere la paternità della propria opera il vecchio sistema della raccomandata contenente il proprio cd, libro, composizione, autoinviata e mai aperta fino all'eventuale contenzioso dovrebbe avere una qualche valenza legale.
Ma oggi grazie ad Internet c'è un metodo molto interessante, veloce e flessibile, quello delle Creative Commons, che permette di registrare le proprie opere dopo averle depositate in un archivio online definendone anche l'uso che ne possono fare coloro che ne vogliono usufruire.

Con questi sistemi è ovvio che si sta solo tutelando la propria musica, si sta dichiarando la paternità, la proprietà, nel caso in cui però qualcuno voglia utilizzare la vostra opera a quel punto vi accorderete sul compenso. Un dubbio si attaccherà come una sanguisuga ai vostri pensieri visto che la SIAE, ad esempio in un locale dove c'è musica di sottofondo o si tengono concerti, o anche in quei luoghi pubblici dove si proiettano film, sarà comunque pagata per la serata da quella persona e a quel punto uno pensa, vabbè allora tanto vale registrarsi per usufruire anche dei compensi derivanti dalla trasmissione della propria composizione.

Il ruolo della SIAE è tutelare e gestire le opere regolarmente registrate, concedendo o autorizzando la loro utilizzazione o riproduzione, percependo per ciò un compenso da chi vuole usare per qualsiasi motivo questi prodotti artistici, ripartendo poi tra gli autori il denaro raccolto, tra le finalità vi sarebbe anche quella della valorizzazione degli autori minori che hanno meno risorse, un'utopia. Alla luce della situazione attuale quest'ultimo è uno degli elementi che deve far riflettere soprattutto la politica annebbiata che ha demandato ad un solo ente privato la tutela e la valorizzazione della cultura che dovrebbe agire, per le sue caratteristiche, da società pubblica, quando in realtà è lampante come l'interesse di pochi e navigati prevalga su quello della collettività. Nulla di nuovo sotto i cieli italiani.
Essa agisce in regime di monopolio, ciò significa che è l'unica società italiana formalmente riconosciuta che può svolgere questa funzione.

Nel consiglio di amministrazione sono più che rappresentate le major e gli editori mentre gli autori (che ovviamente sono solisti) hanno un minor peso, se non quasi nullo; in effetti ciò che ne consegue da questo tipo di management è una griglia con criteri di ripartizione dei compensi a dir poco ridicola, con aspetti burocratici (come l'annullamento di un borderò intero per un solo nome scritto male) o l'uso della ripartizione a campione (stilato dalla stessa SIAE e non da terzi) che sembrano essere creati ad arte per fare in modo di poter gestire una massa di denaro (640,5 mln di euro di ricavi nel 2006 e 11 milioni di attivo nello stesso anno) secondo una politica altamente discrezionale quando non nociva della maggior parte dei membri.

Un altro aspetto interessante è quello relativo all'esborso degli autori per iscriversi, per poi pagare una quota annuale e per ogni singolo pezzo depositato. Si tratta di cifre che visto le difficoltà dei ritorni dei diritti ai piccoli autori diventano un macigno, se non economico, quantomeno morale.

Fortunatamente in soccorso viene il mercato europeo, così ognuno può eventualmente tutelarsi con la tedesca GEMA, la francese SACEM, la spagnola SGAE, la SUISA svizzera. Si va dai 15 euro di iscrizione della SGAE ai 100 franchi (circa 67 euro) della SUISA fino ai 116 euro della SACEM.
Il consiglio è di chiedere, inviare email, informarsi per conoscere i costi d'iscrizione, di deposito delle canzoni, come e quanto viene ripartito agli autori, la SIAE su alcuni punti appare più che latitante, ed in molti lamentano l'inettitudine, quando non assenza, dei dipendenti delle segreterie.

Iscriversi però ad un'altra società non significa aver aggirato la SIAE, infatti se le proprie produzioni vengono utilizzate in Italia sarà sempre la SIAE, grazie ad accordi internazionali, a raccogliere i diritti, trattenerne una parte relativa ai costi di gestione, per poi girarli alle altre società straniere. Un passaggio in più non può che essere deleterio per l'autore.
Forse la vera e unica differenza tra la SIAE e le società straniere (dimenticando i costi di membership, burocrazia, deposito, bollino blu ecc...) è la sua inefficienza, sembra quasi essere un suo obiettivo e del resto è utile ed ideale per chi ha già un ruolo chiave nel mercato discogratico, editoriale.

Comunque sia se volete capirci qualcosa in più sul funzionamento dell'oligarchia italiana che gestisce e ripartisce i diritti d'autore italiani vi consiglio di guardare il documentario intitolato Il Sottofondo della Siae di Report spezzettato in diversi video qui di seguito.

Prima parte


Seconda parte


Terza parte


Quarta parte


Quinta parte


Sesta parte


Settima parte


21 gennaio 2009

Il film su Nikola Tesla

Nikola Tesla, ingegnere e scienziato, ai più sconosciuto, omaggiato recentemente anche da Google con un Logo ad hoc, è probabilmente una delle figure più sottovalutate nella storia della scienza, tanto che per entrarne in contatto bisogna muoversi tra letture e informazioni legate più a canali di fantascienza, occulto e "complottismo" piuttosto che alla scienza ufficiale, quasi si trattasse di stregoneria. Ma conoscendo a fondo la sua storia ci si accorge che la realtà è ben diversa, sorgono quindi affascinanti interrogativi.

Possibile che il sogno di un'energia libera, pulita e disponibile per chiunque era già balzato nella mente di una persona alla fine dell'800, quando il mondo non era affamato e ossessionato dall'energia? E com'è possibile che invece di proseguire sulla via di queste ricerche si è deciso di andare avanti solo su quella dei combustibili fossili, dell'energia idroelettrica arrivando al nucleare?
E' possibile perché la scienza si muove nel mercato, attraverso i soldi percorre o abbandona alcune strade piuttosto che altre.
Una scienza completamente libera e disinteressata è un'utopia, non bisogna stupirsi se alla fine gli interessi e le lobby economiche, culturali o politiche allontanino gli scienziati da studi e ricerche che darebbero all'umanità scoperte e risultati potenzialmente ed "umanamente" migliori.

Le scoperte e le invenzioni di Nikola Tesla hanno riguardato principalmente il campo dell'elettromagnetismo, si può considerare con i suoi studi il padre dei radar, dei segnali radiotelevisivi; ma la sua attività e gli studi teorici hanno abbracciato anche altri campi, dall'energia, all'aeronautica cercando sempre di sperimentare quando possibile, in quanto più che un teorico era un pratico, uno che voleva dare vita ad ogni sua teoria, verificarla.

Il film che vi propongo, molto vecchio, probabilmente croato, ripercorre parte della storia di Tesla, una chicca che ho scoperto tempo fa su Internet, è per la maggior parte in lingua inglese ma sottotitolato comunque in italiano, non si può chiedere di meglio. Nella parte di J.P. Morgan il leggendario Orson Welles.




20 gennaio 2009

World Future Energy Summit

World Future Energy SummitLa città Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, sta ospitando proprio in questi giorni la seconda edizione del World Future Energy Summit. Curiosamente la location visto i temi affrontati balza all'occhio, gli Emirati Arabi infatti, con le sue sette “province” in cui è diviso (7 emirati per l'appunto), è florida patria del petrolio, e Abu Dhabi è la stessa città da cui proviene il ricchissimo petroliere arabo presidente della squadra di calcio del Manchester City.

Così risulta strano che in un territorio del genere si affrontino tematiche quali free-energy, eolico, solare, idrogeno, cioè tutte quelle alternative al petrolio; ma se del resto iniziano a comprenderlo anche nei paesi arabi possiamo azzardare che forse c'è una speranza per l'uomo su questa terra.
A parte le presunte contraddizioni, al World Future Energy Summit saranno presenti ben 15.000 delegati, 300 espositori e 20 delegazioni governative.
Da sottolineare anche la presenza di Enel Greenpower alla caccia di partners per investire in nuovi progetti nel campo delle energie rinnovabili.

Il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha sottolineato come il WFES sia destinato a diventare, per quanto riguarda l´energia del futuro, l´equivalente del vertice di Davos sulle questioni globali facendo eco anche alle parole del ministro dei trasporti tedesco, Matthias Machnig.
Quest'ultimo ha riferito che il mercato globale delle tecnologie ambientali è stimato in 1.400 miliardi di euro, per arrivare a 3.100 miliardi entro il 2020. La Germania, paese guida per i progetti di energia rinnovabile e che ha fondato la International Renewable Energy Agency, passerà da 220 miliardi di oggi a 500 miliardi nello stesso periodo. Ciò significa che l'energia diventerà uno dei principali mercati, superando addirittura quello dell'automobile, portando quindi a un rilevante riassetto dell'economia mondiale.

Temi che non possono essere trascurati e che in effetti, nonostante la crisi economica, hanno attirato al Summit molti addetti ai lavori e non, dimostrando quanta attenzione ci sia intorno.
Aspettando la conferenza internazionale che si terrà a Dicembre 2009 a Copenaghen sui cambiamenti climatici l'Italia che fa?
Il nucleare?

Di seguito un video che tratta di nuovi progetti e sistemi di produzione di energia elettrica.



13 novembre 2008

Università, ricerca e comunicazione

Volendo tralasciare l'aspetto fondamentale dei fondi ridotti che le università e altri enti pubblici ricevono per effettuare ricerche scientifiche, un altro problema è sicuramente quello della scarsa conoscenza dei metodi di comunicazione scientifica.

Così se all'estero esistono corsi obbligatori in quasi tutte le facoltà per i dottorandi che si apprestano ad esempio a stilare una tesi, in Italia ciò è riservato spesso alle sole facoltà di Scienze della Comunicazione; ciò significa che le tematiche scientifiche-tecniche rischiano di rimanere fuori dalla divulgazione scientifica di alto livello, portando ad esempio a un declassamento nelle graduatorie mondiali delle università italiane poiché ci saranno meno pubblicazioni e di minore qualità, quindi minori citazioni e rimandi, oltre alla scarsa gratificazione del ricercatore che non sa come rendere al meglio in forma scritta il proprio lavoro, con quell'efficacia, velocità ed efficienza comunicativa che si richiederebbe per ogni pubblicazione.

Non si tratta di cercare il pelo nell'uovo nel sistema della ricerca italiano ma bensì di comprendere a fondo i punti critici. Per chi pensa ad esempio che questo non sia un tema rilevante ricordo ad esempio gli innumerevoli errori che ha fatto il “longevo” governo Prodi 2006-2008 nell'ambito della comunicazione politica: la maggioranza era formata da decine di partiti, ognuno dei quali tendeva a distinguersi, cosicché nel melting pot generale se qualcosa di positivo era stato fatto alla gente ciò che arrivava non era un quadro chiaro delle soluzioni attuate ma bensì tante opinioni riguardo al tema di cui trattavano i provvedimenti.

Nella ricerca scientifica universitaria coloro che studiano e ricercano giungono poi a pubblicazioni ristrette (qualitativamente o a livello divulgativo, e se ci giungono) e alla fine succederà che quei risultati così come coloro che li hanno raggiunti non emergeranno mai.
La comunicazione scientifica non può considerarsi secondaria, bisogna valutarla prima, anche nei costi e non pensare che prima bisogna arrivare a un risultato e poi renderlo noto, soprattutto quando nelle università mancano i soldi, se l'obbiettivo è costretto a imprigionarsi all'interno del proprio orto tanto vale non ricercare.
La comunicazione scientifica e la sua divulgazione sono un elemento chiave della meritocrazia, non si può ignorare a lungo qualcuno che prende le luci della ribalta per un risultato raggiunto ed efficacemente comunicato.

Inoltre ogni informazione ben comunicata e diffusa, soprattutto in ambito scientifico, porta a un circolo virtuoso (come quello illustrato nella figura ad inizio articolo) per il quale qualcuno potrà riprendere ciò che è stato pubblicato, utilizzarlo, modificarlo, approfondirlo per approdare a nuove mete ontologiche.

Con le iniziative della finanziaria estiva 2008 di Tremonti andiamo verso i tagli all'università per spingere le stesse università a razionalizzare le spese, forse se l'efficenza e il merito fossero le chiavi del nostro sistema un provvedimento di questo tipo funzionerebbe, ma la realtà media italiana come sappiamo è ben diversa, per cui se non si discute di argomenti quali ricerca, stipendi, borse di studio, collegamento con le imprese, riduzione delle sedi universitarie, comunicazione scientifica, affitti per gli studenti, possiamo in tutta onestà prevedere che quei tagli non porteranno altro che ad un ulteriore impoverimento delle università, che a detta di tutti dovrebbero essere il primo luogo dove si costruisce il futuro di un paese.

Concludo con una segnalazione per studenti, dottorandi, borsisti, ricercatori: un breve e interessante testo del 2008 di M.Flora Mangano dal titolo Manuale di comunicazione della ricerca scientifica che potete leggere anche su Google Books.


26 settembre 2008

Alitalia: Annozero e Porta a porta

Ieri sera si è potuta apprezzare la netta differenza tra Annozero, programma condotto da Michele Santoro e Porta a Porta di Bruno Vespa.
Le differenze sono risultate tristemente lampanti visto che l'argomento trattato, la vertenza Alitalia, è piuttosto inflazionato, e tra le tante informazioni che giungono alle nostre orecchie ce ne sono sicuramente alcune rilevanti, più che in altri casi.

Riassumendo ai minimi termini e un po' pacchianamente l'Alitalia sarà "acquistata" dalla Cai, i cui imprenditori sono azionisti della Banca Leonardo, la stessa banca che ha valutato il capitale buono di Alitalia. La cifra dovrebbe essere tra i 100 e i 300 milioni di euro, considerando che l'anno scorso la parte sana di Alitalia era stata stimata oltre il miliardo di euro, ma del resto la CAI non fa beneficienza (anzi cerca di specularci, è ovvio) ed esiste solo per far fare bella figura a Berlusconi, che ci crede ancora nella scelta di una cordata italiana, l'italianità prima di tutto! Entreranno poi capitali stranieri di grandi compagnie, come Airfrance, British Airways o Lufthansa prima in quota minima poi entro 5 anni, se non prima (benché la legge lo proibisca), acquistando una quota di maggioranza, controllando quindi a pieno Alitalia per cifre irrisorie, che colpaccio di mercato. Tranquilli, esistono gli acquirenti ma il progetto industriale dei prossimi cinque anni non esiste, per cui non si vedono molti contenuti per cui gioire.

Ho esposto qualche dato per tracciare un quadro verosimile, tutte le informazioni le ho praticamente appuntate ieri da Annozero, finita l'appena citata trasmissione, cambio canale finendo su Raiuno, Porta a Porta, si parla di Alitalia! Ma a quel punto con aria interrogativa verso lo schermo televisivo mi sono chiesto di cosa stessero parlando, era l'apertura della trasmissione e Veltroni si lamentava di Berlusconi che negli ultimi due giorni l'ha insultato allegramente nonostante il suo sforzo per giungere ad una conclusione nella trattativa con i sindacati.
Così successivamente è intervenuto Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, elogiando l'intercessione di Veltroni nella trattativa, cianciando, senza dire nulla, sull'importanza del non-fallimento di Alitalia, non solo per la compagnia di Bandiera stessa, ma anche per tutto l'indotto, gli aeroporti. Sì ok, ma caro Mieli, i discorsi di questo tipo lasciamoli fare ai politici, affrontiamo i problemi in modo giornalistico.

Se questo è l'incipit - mi sono detto. Ho spento la televisione, ho fatto bene?

18 settembre 2008

Mara Carfagna, donna bella donna stupida, parola di Zulù

Nonostante Marco Travaglio sia uno dei miei punti di riferimento per quanto riguarda il metodo giornalistico, credo che a volte cercando di dimostrare una tesi si spinga oltre i dati e i fatti.

Per questo motivo ho deciso di dare un'occhiata ai curriculum dei vari ministri, dopo aver scorso qua e là sono giunto a quello di Mara Carfagna. Un brivido lungo la schiena, non so se di eccitazione o di indignazione. Chi è? Una gnocca? Probabilmente sì, ma allora forse la bellezza è un problema per la nostra società, per il maschilismo silente ma imperante, per quelle pari opportunità così lontane.

Tutto sottende un giudizio: il bello è sicuramente stupido. E se ciò che è bello sfrutta questa sua fortuna ereditaria per poi svolgere qualcosa di intellettuale allora è da distruggere, da abbattere. Sarebbe come se un marcantonio ereditasse tantissime ricchezze dai propri genitori, tra le quali una biblioteca, iniziasse a studiare tutti i suoi libri e ad un certo punto gli dicessero di stare zitto perché quei libri su cui aveva studiato (gli stessi che gli altri avevano dovuto comprare) li aveva già dalla nascita. La meritocrazia significa non considerare le condizioni di partenza ma il risultato, deve valere in entrambe le direzioni, certo magari può essere utile tener conto dei maggiori sforzi che ha dovuto compiere una persona rispetto ad un'altra per giungere allo stesso risultato a causa di condizioni di vita più avverse, ma non si può penalizzare alla fonte chi magari ha doni non sudati. Peppino Impastato era figlio di un mafioso? Eppure per aver lottato contro la mafia e la cultura mafiosa è stato ucciso, volendo perché non condannarlo per la sua intraprendenza, come recita un amico nell'ultima trasmissione di Radio Aut nel film “I cento passi”. Un esempio estremo e irriverente, di cui mi sono appena pentito, ma un minimo di consonanza con il discorso c'è.

Riprendendo le fila del discorso scopro inaspettatamente che Mara Carfagna ha conseguito la maturità scientifica e si è laureata in giurisprudenza. Ho pensato, mi pare il minimo, è ministro, senza portafogli, perciò molto di facciata, e che facciata, una donna giovane, nata nel 1975, certo poi le sue competenze le ha forse svilite nel ruolo di showgirl, con il calendario canonico che ogni showgirl fa, ma chissà, magari ha studiato veramente, così faccio qualche ricerca e viene fuori che alla maturità ha preso 60/60 e nella laurea ha conseguito 110/110 e lode. Ora, lungi da me, dall'etichettare una persona per i risultati conseguiti negli studi ma altrettanto lungi da me definire la Carfagna solo perché si è guadagnata da vivere grazie alla bellezza.

Il vero nodo è culturale, in Italia tutti coloro che arrivano in politica nei posti pseudo-alti in giovane età (casi rarissimi) portano a pensare che non siano del tutto puliti con la coscienza e soprattutto con la lingua, una leccatina di qua, una di là, la maggior parte invecchia leccando e senza rendersene conto, visto l'immortalità dei leader italiani che più che storici sembrano preistorici.

Nel caso di una donna, grazie all'ormai celebre affresco in cui appariva la monaca americana Monica insieme al Re Clinton, si è propensi ad immaginare che le leccate si siano estese anche alle parti più intime di colui che le ha offerto l'incarico. Chi può il dire il contrario? Ma ciò che possiamo dire è che la sua fedina penale è quantomeno pulita, il suo passato forse è meno torbido di quello di altri, e questo purtroppo mi basta, per dire che è forse tra i migliori ministri del governo, perlomeno in potenza.

Si può criticare quando parla dell'immagine della donna mercificata. Lo sottolinea lei che ha fatto parte del sistema dello spettacolo? Nel teatro dell'assurdo direi comunque che la Carfagna potrebbe essere molto meglio dell'avvocato Angelino Alfano al Ministero della Giustizia.

Un'altra valutazione che possiamo fare è quella dello spessore della casta: è chiaro il collegamento quotidiano tra il mondo dello spettacolo (ma anche tristemente dell'informazione) e la politica; il popolo (quella massa di pecoroni, tra cui me) nel vedere l'attore e regista Barbareschi e la cantante Zanicchi diventare rappresentanti del popolo, la Pivetti e Martelli conduttori televisivi nel processo inverso, pensa: “ma questi fanno tutto loro!” E' un virus consuetudinario la Casta, secolarizzato, dall'Unità d'Italia ad oggi; per questo non posso e voglio dipingere la Carfagna come l'emblema della nullità, quando non nocività, del governo Berlusconi, il quale l'ha scelta sicuramente dall'alto della sua considerazione rozza della donna per le doti intellettive e non per l'immagine che ama tanto, da pubblicitario qual è.

Se la Carfagna ha raggiunto quella posizione facendo la showgirl e la presentatrice e avendo anche studiato il problema, ammesso che ci sia visto che di illeciti pare non ne abbia commesso, è della società, della politica, del sistema, che a quanto pare non riesce a mandare avanti i più meritevoli, ma solo quelli che ricevono spinte, con il risultato che chiunque arrivi in alto in giovane età fa ribrezzo a prescindere perché si presume che sia lì solo grazie ad altri. Pre-sumere è il miglior modo per pre-disporsi a pre-nderlo nel culo.

E' molto interessante una sua intervista rilasciata nel 2004, quando era ancora abbastanza lontana dalla politica, potete leggerla sul sito Campianiasulweb.

26 luglio 2008

Politica e antipolitica


Smetterò di votare da qui in avanti per rendere palese il mio sforzo e la mia aspirazione a giudicare la politica e le sue scelte dall'esterno, senza farmi coinvolgere da simpatie o visioni partitiche.
Voglio evitare di fare mio un atteggiamento come quello di Montanelli che votava a sinistra negli anni 90' nonostante fosse vicino idealmente ai valori della destra per evitare che una certa destra berlusconiana andasse al potere. Si può scegliere una terza via? Esiste?
In questo momento storico non mi è poi nemmeno difficile, a destra abbiamo la Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale, a sinistra PD, Italia dei Valori e Radicali, al centro UDC.
Potrei sparare indistintamente ad ognuno di questi partiti, forse rimarrebbe fuori in parte l'Italia dei Valori, che però essendo l'unica opposizione martellante rischia di diventare il tragico protagonista che grida al “lupo al lupo” nella favola popolare; la politica è costellata di lupi, solo che si presentano come agnelli innocenti ed innocui.
Il mio atteggiamento verrebbe definito antipolitica, ma forse alle elites politiche sfugge il ruolo dell'informazione, del giornalismo, la responsabilità sociale del giornalista. Non a caso il giornalismo nella sua forma migliore viene definito cane da guardia del potere. Se invece vogliamo un giornalismo come cane da passeggio o da riporto del potere allora definiamo pure antipolitica tutti coloro che indagano, scavano, ricostruiscono, interpretano.
C'è un vulnus culturale nelle classi dirigenti, parlano di Costituzione a sinistra, di valori partigiani che non si possono disattendere, di libertà costituzionali, salvo poi non distinguere ciò che chiamano antipolitica da ciò che è veramente anti-politica, cioè il disimpegno.
Di coloro che si allontanano dalla politica nessuno ne parla perché ai politici in realtà non interessano quelli che poi non vanno a votare, mentre si scagliano contro coloro che contestano decisioni, comportamenti, scelte, errori declassandoli a semplici urlatori senza rispetto e senza idee.
Un partito che si preoccupa del calo dei votanti – fenomeno che peraltro in Italia è pressoché assente rispetto agli altri paesi – è come una squadra di un qualsiasi sport che si preoccupa degli infortunati dell'avversario, fingendo di non gioire di fronte all'assenza di tanti giocatori. Poco credibile, meno gente vota più è possibile stabilire chi saranno i vincitori.
Mani Pulite evidentemente non è riuscita a dar vita ad un nuovo modo di concepire e fare politica, si pensi allo scandalo dell'amministrazione regionale abruzzese o si guardi qualche puntata di Report che fa inchieste che in un paese normale porterebbero a dimissioni su dimissioni di dirigenti ma che in Italia non producono alcun effetto se non riflessioni quali “l'Italia fa schifo” o “vanno avanti sempre i furbi, gli amici”.
Del resto se Mani Pulite la si incasella in un periodo storico invece di portarla ad ispirazione morale il risultato è che si fanno inchieste, indagini, si condannano parte dei colpevoli, si fanno anche degli errori come avviene nei crolli inattesi, quando una pratica non è quotidiana e diffusa, però tutto rimane circoscritto ad un'azione della magistratura, non si trasforma in un evento su cui plasmare una nuova cultura politica, sociale.
Così sono ormai vent'anni in cui a prevalere è stato sempre l'immobilismo a dispetto delle oscillazioni e dei terremoti che hanno attraversato tutti i partiti, cambiare tutto per non cambiare niente, una regola cara al potere.
Abbiamo dovuto delegare il bisogno di capire, conoscere, interpretare ai soli comici, significa che l'ignoranza e il livello morale hanno raggiunto il livello più basso, a dispetto del cianciare della Chiesa e dei suoi portavoce.
E Andreotti è immortale.

17 luglio 2008

Capezzone, quel portavoce di Forza Italia


Qualcuno mi spieghi come Capezzone sia finito a fare il portavoce di Forza Italia, posso comprendere vagamente le ragioni del divorzio dai radicali, ma certo con quell'esperienza alle spalle e i valori che dovrebbero averla sostenuta non comprendo come da un partito che professa libertà sia finito in quello che è all'estremo opposto delle libertà, nonostante il nome.

Il suo cervello deve essere fuggito all'estero o forse possiamo tranquillamente dire che i radicali sono stati semplicemente un trampolino di lancio in attesa di finire dove c'è più possibilità di fare strada, di per sé questa non è una scelta negativa, anzi, puntare in alto è un dovere, soprattutto se si hanno le qualità, ma se dovessi giudicare l'esperienza di un uomo politico che per opportunismo smentisce tutto il suo passato, mi dispiace ma lo giudicherei negativamente e questo è il caso di Capezzone.

Lo sterco del diavolo è la ricerca del consenso, o peggio ancora l'affermazione del consenso e quindi del potere, quel potere che dimentica da dove è venuto e per conto di chi lo detiene.

Forse c'era qualche altra possibilità, invece di quello che alcuni considerano un suo declassamento a portavoce del partito che non ci sarà più, forse poteva scegliere altre vie, in modo da ripresentarsi, visto la sua giovane età, in posizione di forza in qualche altro partito. Forse sarà stato il bisogno di uno stipendio, chi lo sa.

So solo che se già "i giovani un po' più invecchiati" svendono il proprio valore e i propri valori non ci si può lamentare se poi si dice che i giovani sono senza valori.

Funari aveva ragione, lo scontro è generazionale ormai, giovani contro anziani, e giovani contro quei giovani che si piegano agli anziani. Perlomeno così dovrebbe essere per guardare al futuro non solo a parole ma nei fatti.

Vi invito a leggere la discussione nata intorno al tema su Fainotizia.

23 giugno 2008

La giustizia di Berlusconi

Si è discusso approfonditamente dell'assurdità dell'indulto, soprattutto in un contesto giudiziario come quello italiano che produce una legalità chimera, e se la legalità è una chimera figurarsi la giustizia, all'entrata dei tribunali l'insegna “La giustizia è uguale per tutti” è sbiadita, qualcuno la scambia per una battuta, a me fa sorridere se mi si osserva dal profilo destro mentre da quello sinistro scendono lacrime di disperazione calmierata però dall'assuefazione, dall'abitudine.
Si è disquisito poi in campagna elettorale del problema della sicurezza, la cordata di Berlusconi (non quella che dovrebbe acquistare Alitalia) ha proposto la propria linea d'intrasigenza (soprattutto grazie alla Lega e alla sua lotta agli immigrati clandestini); il Pdl e il popolo leghista hanno così vinto le elezioni, senza appello, la tolleranza zero sembra prevalere nel paese. Non bisogna dimenticare che la percezione dell'insicurezza può considerarsi leggermente distorta dall'informazione che basa i tre quarti delle notizie sulla cronaca, quella peggiore, ormai non più nera, metanera, una cronaca nera fine a se stessa, destinata all'auto-riproduzione quotidiana e compulsiva.
Ecco che allora arrivano le proposte e i provvedimenti del governo nell'ambito della giustizia e della sicurezza, non voglio addentrarmi nelle varie questioni, voglio semplicemente riassumere il tutto sottolineando il paradosso di una linea di governo che fa l'altalena tra la durezza e la strizzatina d'occhio (o abbracci calorosi) all'illegalità come se niente fosse.
Un esempio che è tanto estremo da sembrare impresentabile per un governo degno di governare: l'uso dell'esercito per il presidio delle discariche nuove o in via di riapertura in Campania e la sospensione dei processi per reati che hanno pene inferiori ai 10 anni.
L'ambiguità è qualcosa che si paga, soprattutto nel tempo, ma a soffrirne è sempre il cittadino e non colui che ha ruoli di potere all'interno della società; l'ambiguità in uno stato di diritto e d'informazione come il nostro non è una discriminante, è un pregio grazie al quale la classe dirigente può auto-perpetuarsi slegandosi dal paese e dalle regole, slegando di conseguenza il paese stesso dall'idea della legalità. La sinistra sono anni che è ambigua e i risultati si sono visti. La giustizia non funziona, certo, ma se queste sono le soluzioni del PDL allora.
Non ho parlato del conflitto d'interessi di Berlusconi in qualche suo processo costruito ad arte dalla magistratura rossa, ma forse questo è un tema marginale, come direbbe Berlusconi: “I cittadini mi hanno votato sapendo chi sono e cosa faccio nella vita, perciò il conflitto d'interessi non c'è.”
Assodato questo la mia speranza è che gli interessi di ognuno di voi coincidano con quelli di Berlusconi, cosicché qualcosa ricaverete certamente.

22 aprile 2008

Ripudiare il motto "Ognuno ha quel che si merita"

La frase "Ognuno ha quel che si merita!" rispetto alla classe politica che ci rappresenta ha un fondo di verità in quanto la politica di solito è il riflesso anche della società, altrimenti di che democrazia parliamo, ma credo debba essere ripudiata nel caso italiano almeno quanto la guerra.

Ognuno di noi ha delle responsabilità verso i giovani ed il futuro, ognuno di noi deve aspirare all'attuazione oltre che dei principi democratici, di quelli meritocratici, non possiamo e dobbiamo ridurre tutto al fatto che se al potere ci va un certo modello di personaggio con quel particolare stile allore vuol dire che noi tutti siamo come chi ci governa, così non andiamo da nessuna parte, nessuna prospettiva può nascere seguendo e sposando questa riflessione.

In fondo in ognuno di noi campeggia sia il bene che il male, e di solito il male è meno faticoso da mettere in pratica, annoia di meno e non pretende granché, per cui non bisogna stupirsi se poi Berlusconi torna a vincere ogni volta come se non avesse mai governato, perché in molti degli italiani, forse in ogni uomo, campeggia un Berlusconi, non c'è niente da fare, e non lo associo per forza al male, bisogna poi scegliere se far prevalere quel tipo di atteggiamento, di scelte quotidiane o trovare ispirazioni in altri modelli. Il problema è individuare altri modelli, ma quali sono gli altri modelli per la maggioranza delle persone? Non i libri evidentemente, non la varietà del pensiero. La TV forse, quella di Berlusconi magari. I telegiornali che parlano solo di violenza, aumento dei prezzi ed extra-comunitari e caso strano la Lega conquista addirittura il voto della sinistra arcobaleno forzando la mano su questi argomenti.

Il sistema socio-culturale italiano gioca tutto a favore di Berlusconi, la mossa del PD di andare da solo arriva purtroppo in ritardo di due anni, altrimenti ci sarebbe stata la possibilità di archiviare Berlusconi che ricordiamo che disse pure alla vigilia delle elezioni del 2006 che se avesse perso non si sarebbe più ricandidato, ed infatti affermò successivamente che quell'elezioni a causa dei brogli non solo non erano state perse ma addirittura il centro-destra le aveva vinte.

Credo si debba dunque odiare e ripudiare la frase "ognuno ha quel che si merita," perché in quell'ognuno si trovano persone che lavorano, di giorno, di notte, si svegliano all'alba magari, in quell'ognuno ci sono gli anziani che ora rubano ai supermercati perché diventati velocemente poveri senza rendersene conto, lavoratori che si spaccano la schiena e che magari non vanno più al bar a prendere il caffé, o quei trentenni che fanno ricerca con 800 euro al mese.

Quel tipo di ognuno va a votare sperando che qualcuno possa andare incontro alle loro esigenze, risolvere almeno una piccola parte dei loro drammi, ne più ne meno, vota e torna poi alla vita di tutti i giorni. E credo che ahimé Berlusconi sia stato votato pure da persone di questo tipo, è vero che l'alta scolarizzazione allontana da Berlusconi ma ad imperare è la cultura mediocre, tipica e semplicistica della televisione per cui i risultati sono prevedibili e a quanto pare vita eterna per Berlusconi!