29 gennaio 2006

Io esisto quindi appaio

Tutto quello di cui ho bisogno è un bisturi da usare, un volto nuovo da sfoggiare, rosa carnale in passione estetica, svuotato dell'essere-entità riempito di materia, pupazzo di cera perfettamente rifinito, rido, rido, e tu, poi con quella faccia, con l'espressione saccente di chi sa di potersi permettere di giudicare mi chiedi come mi sento, vuoi sapere come mi sento? Il sole che non emette più luce, energia e calore, sono sicuro che puoi venire da me e ritrovarti in questo sfascia-carrozze di pensieri senza la necessità di dover dissimulare. Vivo il presente perché è l'unica cosa che si può vivere, odio il passato e a pensare al futuro mi viene il vomito; se sul tuo sorriso vedo il presente è solo perché so che in futuro andrai da un chirurgo plastico a rifartelo.
Sei tu ad avermi insegnato che c'è una soluzione a tutto, perfino a quella che una volta era l'inevitabile decomposizione degli organismi viventi, perfino alla ricerca della perfezione nell'imperfezione che una volta era virtù mentre oggi è qualcosa da correggere. E il tempo passa e con lui distrattamente il tuo sguardo sulle cose, nei miei occhi quelle che credi di vedere sono le lacrime peggiori, quelle dell'addio e del non ritorno.
E' tutto all'esterno, la televisione ha permesso di dare a tutti gli individui una compulsiva razione quotidiana di esperienza extra-corporea, molto differente da quella pratica ascetica che fa parte ad esempio delle culture orientali. Nessuno vive mai quanto nel momento in cui si disconnette completamente dalla sfera temporale, la meditazione, forse un amore fortissimo può avere lo stesso effetto nella fase iniziale, un completo straniamento della mente e dell'anima nel momento in cui si prova quell'emozione così intensa che libera la mente da tutto il resto. Se ti dicessi un giorno uccidimi perché mi sento responsabile verso quel bambino che oggi ha 7 anni, figlio di un barbone e di una puttana, il cui destino sarà scritto nella goccia di sangue che scivolerà dall'ago di quell'ultima siringa che avrà bucato il suo braccio, la stessa siringa che giacerà in mezzo a tante altre nel giardino sfiorito del parco di periferia come in una fossa comune. Non vuoi invecchiare, non vuoi essere brutta, non vorresti mai che arrivasse un giorno in cui guardandoti allo specchio potresti voler dire in parte delusa e in parte furiosa “Sono brutta,” La tua estetista non ti verrà a spiegare di certo che gran parte dell'idea di bellezza e dei modelli con cui tu ti confronti sono ereditati dai canoni che la società ti ha trasmesso e che ti trasmette continuamente, nessuno ti spiegherà che davanti allo specchio l'unica cosa che si è in grado di poter dire è “Mi sento brutta.”
E poi dove sono finiti i tuoi fogli? Il tuo diario? Il veleno adolescenziale che sputavi sulle persone superficiali, tutta la merda che tiravi addosso a ciò che avevi il coraggio di allontanare da te, allora quasi tutte le volte ti sbagliavi, oggi hai deciso di non correre più il pericolo di sbagliare, ti sei adattata, hai smesso di credere tanto nel vero amore quanto nella rivoluzione che per definizione è un'utopia irrealizzabile ma pur sempre qualcosa di attraente e sincera, sincera, quello che fingi di essere. Dov'è finito il dito medio che quotidianamente esponevi a Teddy “Cayenne” detto anche “l'Armani”?
Giungere a un punto della propria vita e chiedersi: “Ci sarà un motivo per cui sono qui?” E non ti accorgi che tutto quello che hai fatto è stato deciso dalla flusso dell'esistenza sociale che ha cullato così bene la tua esistenza individuale che ti sei convinto che tutto ciò che era adatto alla maggioranza era perfetto per te e si incastrava a meraviglia con il tuo modo di essere, senza magari aver mai indagato seriamente sul tuo “essere”.
Lo so, vorresti vedermi morire per poi salvarmi sul filo della fine, vorresti rendere grande la tua vita così, del resto quasi tutti gli eroi rimasti sono quelli “per caso” o quelli costruiti a freddo.

5 commenti:

Sue ha detto...

Dio mio che parole tremende... certo, la verità nuda e cruda servita su un freddo piatto d'argento.
Bah, forse non avrei dovuto leggere, adesso si che sono meno serena (oltre al fatto ovviamente che sentimenti particolari possano essere suscitato da film: la "classica" depressione post-traumatica-cinematografica)!

Stefania ha detto...

Lo so, vorresti vedermi morire per poi salvarmi sul filo della fine, vorresti rendere grande la tua vita così, del resto quasi tutti gli eroi rimasti sono quelli “per caso” o quelli costruiti a freddo.

Il focolare delle parole risiede qui, mi attuo in un tentativo di protezione.


S.

Jo ha detto...

Spero che non sia dedicata...

Nico Guzzi ha detto...

mmm..il tentativo di protezione Stefania rivolto verso cosa?

Nico Guzzi ha detto...

Jo potrebbe essere dedicata perfino a me stesso, non è scritta per una persona in particolare