15 luglio 2007

Una decadenza splendida

Hanno acceso le lampadine con la forza della ragione, le hanno spente con la follia del catrame, in mezzo al mare navi dalle vele nere e cariche di letame riversavano morte, la guerriglia urbana sta uccidendo un paio di cuochi e tutti i camerieri, i turisti dormono sogni tranquilli come scimmie che hanno abbastanza banane per reggere fino alla fine dei tempi, un palermitano in galera mi ha insegnato a vivere, a smettere di pensare a quale fosse il miglior modo per andarsene: sopravvivendo o facendola finita, senza spargimenti di sangue criminale.
Non siamo cambiati molto, sono bello come un angelo decadente in un opaco mondo di immagini decadenti.
Noi tutti rimarremo soli e sinceri a ribaltare le nostre emozioni, noi tutti rimarremo senza soldi ad inseguire i sogni, certo, ma degli altri.
Un bruciore intenso localizzato nell'anima, è solo coscienza di quanto assente è il tempo, aggrappato al passato e al futuro, mi dimentico che vivere significa sintonizzare tutte le stazioni al presente, l'unico tempo in cui si esiste, dimentico il passato e il futuro, tutto è presente, anche ciò che voglio, vorrei e vorrò; passerà il bruciore dell'anima così come passa ogni dolore, destinato a soccombere di fronte alla vita astrale.
Il cielo è stellato, come una tela fittissima di piccole lucette di natale, un presepe al contrario, considero la fragilità dell'uomo l'unica fonte di conoscenza e forza.
Per questo punto con fiducia verso una decadenza splendida.

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