15 novembre 2012

La nostalgia delle cocomere del contadino

Dalla finestra posso vedere le foglie ormai violacee.
Non è tanto il sapore della nostalgia, quanto la voglia di tornare indietro nel tempo, a quando tutto era perfetto, io e il mio sguardo colmo d'amore, lanciato a più riprese a Federica e mai consumato, quell'amore "che sembrava di sentire suonare il clacson all'impazzata all'incrocio dei nostri sguardi".
Ricordo poi tutti quei viaggi in bicicletta, con pioggia, neve e tempesta, l'importante è che "sempre sulla bici il culo resta".
Il sapore unico delle ciliegie rubate al tramonto e mangiate prima di cena "mamma stasera non ho fame..."; le cocomere il sabato sera "stavolta mi sa che il contadino ci prenderà un po' a fucilate di sale marino". L'odore dei petardi, le dita bruciate da miniciccioli, "che nome è poi minicicciolo? Matteo è grosso come il tuo uccello questo minicicciolo! Anzi no, ce l'hai più piccolo!" 
Poi il primo bacio, magnifica scena nella sua drammatica comicità, è stato il peggiore della mia vita; il primo computer, un 88 entrato in casa mia quando ero alle elementari, a due colori, caratteri verdi su sfondo nero. Se penso a tutto quello che si fa oggi con i computer mi verrebbe da dire che tra Bill Gates e Steve Jobs ha vinto a mani basse il computer.
Vedo ancora chiudendo gli occhi le scene migliori del primo film horror visto nella mia vita, quello che per qualche settimana mi aveva reso stitico, terrorizzato dal fatto che qualche mostro potesse risalire le fogne fino alla tazza del cesso per mordere le mie giovani chiappe nude e indifese.

Ma questa è solo una parte della storia, è così che s'idealizzano momenti della propria vita, ma a pensarci bene c'era anche dell'altro.
Mio fratello che aveva iniziato a farsi di eroina, rubava prima dal portafoglio della mamma, poi da quello del papà, poi dalle case dei vicini, finché non è finito in una comunità di recupero da cui ancora oggi fa avanti e indietro.
Ricordo di mio nonno paterno, il grande nonno tumultuoso e contadino, morto per infarto dopo una litigata al bar con lo "zappatore rivale", come lo chiamava, sui confini che avrebbe dovuto rispettare uno dei suoi vitigni.
Se ci mettiamo poi in conto le dicerie che giravano in paese sulla mia bellissima nonna materna iniziano ad esserci buoni motivi per non dipingere l'infanzia come qualcosa di idilliaco.
Ma la cosa bella dell'infanzia è che queste cose si comprendono bene solo quando si è grandi.
Per cui sì, ho nostalgia del passato, accade ogni volta che osservo le foglie in autunno dalla mia finestra del soggiorno.

2 commenti:

ellie ha detto...

bello il tuo blog, scrivi davvero delle belle cose, peccato che lo aggiorni così di rado!
un abbraccio

Nico Guzzi ha detto...

Grazie mille, in effetti hai ragione, non pubblico così spesso, però quando lo faccio cerco di pubblicare qualcosa che reputo interessante, ci provo