Io non ci sarò per sempre, ti rendi conto di questa cosa? Vivere come su un letto di petali rossi e bianchi e fingere che sarà così per l'eternità è certamente stuzzicante, profumatamente dolce e passionale, ma credi davvero sia così la realtà?
Ogni tanto ho l'impressione che tu faresti a meno di me e ti assicuro che la sensazione non è una delle migliori, anzi penso proprio sia una delle peggiori. Ci sono caratteri e personalità su cui si può fare scarso affidamento anche se te ne rendi conto solo conoscendole bene, quando magari è troppo tardi per mettersi al riparo dalle spine, poi ci sono quelle di cui ci si fida poco perché si esprimono emotivamente a gocce che oltretutto non lasciano cadere spesso, forse tu appartieni proprio a questa categoria, o categoraia, alla Mike Bongiorno (la uno, la due, o la tre).
Non c'è bisogno di alcol per dire “Ti amo” ma a volte c'è bisogno di alcol per credere nell'amore, soprattutto dopo aver sofferto, dopo essere stati lasciati o comunque dopo aver perso la persona che si è amato o che ancora si ama. Se si inizia a dare tutto per scontato anche l'amore potrebbe diventarlo, e l'amore scontato non è amore, è affetto, amicizia e peggio ancora abitudine.
Così dopo dodici anni di convivenza finisce tutto con un semplice “mi sono stufata di questa vita.” Un declassamento da amore ad affetto, ad amicizia, a lucertola, passerà certo il dolore, ma chi darà mai la forza per iniziare una nuova storia? Se il matrimonio è la tomba dell'amore, la convivenza è la tomba delle certezze, l'economia dimentica che la flessibilità del lavoro si riflette quasi inevitabilmente nei rapporti umani, in amore forse, ma quale amore per Amore Flessibile.
15 dicembre 2006
12 dicembre 2006
Second Life
Sapete cos'è Secondo Life?
In poche parole e semplificando è una sorta di gioco online, anche se le sue caratteristiche lo fanno apparire quasi come una realtà parallela, chiunque può iscriversi e creare la propria identità e il proprio personaggio che verrà usato poi all'interno di questo mondo alternativo in cui i confini tra il reale e l'irreale sono piuttosto sfumati, ognuno compra, vende e costruisce tutto ciò che c'è all'interno di questo luogo in 3D. Una community di ormai 2,000,000 di persone che danno vita ad una vera e propria economia virtuale a cui si è presto affiancato anche un mercato reale in cui i soldi che girano sono veri.
Second Life? And the First Life?
Molti pensano, soprattutto nelle culture orientali, che praticamente la maggior parte della vita che conduciamo è distrazione dalla vita vera, quella che potrebbe definirsi First Life, il capitalismo si basa sulle distrazioni, sui passatempi, sul superfluo, una seconda vita è tanto superflua ma non meno importante, forse una volta si provava a diventare attori oggi ci si mette dietro un computer, molto più comodo e meno rischioso.
Second Life non è altro che un mini-mondo dove chi l'ha creato può studiare a fondo i comportamenti degli uomini, un laboratorio che può raccogliere informazioni su informazioni, può incanalare creatività, idee e originalità inespresse che probabilmente gli iscritti non hanno modo di esprimere nella vita materiale di tutti giorni. E' gratuito per l'utente base e con diversi step di costo per altri tipi di utenti, con canoni mensili, quadrimestrali e annuali.
Chi sa se i personaggi creati dagli utenti in Second Life sanno di essere guidati da qualcuno nelle loro azioni o credono di compiere libere scelte e di essere spinti solo dalla propria ragione e anima. Paradossale vero?
In poche parole e semplificando è una sorta di gioco online, anche se le sue caratteristiche lo fanno apparire quasi come una realtà parallela, chiunque può iscriversi e creare la propria identità e il proprio personaggio che verrà usato poi all'interno di questo mondo alternativo in cui i confini tra il reale e l'irreale sono piuttosto sfumati, ognuno compra, vende e costruisce tutto ciò che c'è all'interno di questo luogo in 3D. Una community di ormai 2,000,000 di persone che danno vita ad una vera e propria economia virtuale a cui si è presto affiancato anche un mercato reale in cui i soldi che girano sono veri.
Second Life? And the First Life?
Molti pensano, soprattutto nelle culture orientali, che praticamente la maggior parte della vita che conduciamo è distrazione dalla vita vera, quella che potrebbe definirsi First Life, il capitalismo si basa sulle distrazioni, sui passatempi, sul superfluo, una seconda vita è tanto superflua ma non meno importante, forse una volta si provava a diventare attori oggi ci si mette dietro un computer, molto più comodo e meno rischioso.
Second Life non è altro che un mini-mondo dove chi l'ha creato può studiare a fondo i comportamenti degli uomini, un laboratorio che può raccogliere informazioni su informazioni, può incanalare creatività, idee e originalità inespresse che probabilmente gli iscritti non hanno modo di esprimere nella vita materiale di tutti giorni. E' gratuito per l'utente base e con diversi step di costo per altri tipi di utenti, con canoni mensili, quadrimestrali e annuali.
Chi sa se i personaggi creati dagli utenti in Second Life sanno di essere guidati da qualcuno nelle loro azioni o credono di compiere libere scelte e di essere spinti solo dalla propria ragione e anima. Paradossale vero?
11 dicembre 2006
Lettera aperta all'informazione: "Vi scrivo dalla mia prigione"
Signor Direttore,
sono Piergiorgio Welby, che ha preso il posto di Luca Coscioni quale Presidente dell'Associazione radicale che porta il suo nome, e come esponente della costellazione di soggetti politici Radicali, nazionali e internazionali, che operano con e attorno al Partito Radicale.
Ormai, 77 "giorni" fa, mi sono rivolto pubblicamente, personalmente, politicamente, al Presidente della Repubblica, quale supremo Garante del rispetto della Costituzione, della legalità repubblicana; per ottenere finalmente l'esercizio del mio diritto naturale civile politico personale ad una mia morte - naturale -. Solo modo possibile per conquistare (anche in Diritto) pace per questo "mio" corpo altrimenti sempre più straziato e torturato. Sequestratomi, per una kafkiana imposizione "etica" dall'ordinamento e del potere burocratico, o anche a esso imposto. Dobbiamo tutti - credo- gratitudine per la qualità, l´importanza, della Sua risposta e delle Sue esortazioni che hanno indubbiamente consentito il grave e grande dibattito che unisce, anzichè dividere, coloro che vi partecipano, che non sono indifferenti.
Signor Direttore,
Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio "essere".
Sono accusato, insomma, di "strumentalizzare" io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della Associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; "dal corpo del malato al cuore della politica". O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai "miei", così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati. (O indemoniati, vero... Signori?). Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici.
Dalla mia prigione infame, da questo corpo che - per etica, s'intende - mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla... "politica" da un suo illustre, altro, "prigioniero": Aldo Moro. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui ad una forma di tortura di Stato, feroce ed ottusa. Quelle pagine non potrei farle mie. Anche perché furono perfette, e lo restano.
Un pensiero, ancora, un interrogativo, un dubbio: dove sono mai finiti per tanti "credenti" Corpo mistico e Comunione dei Santi?
Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori! Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.
Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo "voi" oggi manca anche a me, anche a noi altri.
Per finire, grazie Signor Direttore per la sua tollerante attenzione. A questo mio estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola. Grazie sincero,
Suo Piero Welby
p.s. Chiedo - ringraziandoli fraternamente - alle oltre 700 mie compagne e compagni, antiche e nuovi, che sono in sciopero della fame, alcuni al sedicesimo giorno, di sospendere questa loro forma di lotta, che ha contribuito in modo determinante al radicamento di un nuovo grande momento di dialogo e di conoscenza a tutto il Paese.
sono Piergiorgio Welby, che ha preso il posto di Luca Coscioni quale Presidente dell'Associazione radicale che porta il suo nome, e come esponente della costellazione di soggetti politici Radicali, nazionali e internazionali, che operano con e attorno al Partito Radicale.
Ormai, 77 "giorni" fa, mi sono rivolto pubblicamente, personalmente, politicamente, al Presidente della Repubblica, quale supremo Garante del rispetto della Costituzione, della legalità repubblicana; per ottenere finalmente l'esercizio del mio diritto naturale civile politico personale ad una mia morte - naturale -. Solo modo possibile per conquistare (anche in Diritto) pace per questo "mio" corpo altrimenti sempre più straziato e torturato. Sequestratomi, per una kafkiana imposizione "etica" dall'ordinamento e del potere burocratico, o anche a esso imposto. Dobbiamo tutti - credo- gratitudine per la qualità, l´importanza, della Sua risposta e delle Sue esortazioni che hanno indubbiamente consentito il grave e grande dibattito che unisce, anzichè dividere, coloro che vi partecipano, che non sono indifferenti.
Signor Direttore,
Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma - qual è il corpo - necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio "essere".
Sono accusato, insomma, di "strumentalizzare" io stesso, la mia condizione per muovere a compassione, per mendicare o estorcere in tal modo, slealmente, quel che proponiamo e perseguiamo con i miei compagni Radicali e della Associazione Luca Coscioni, che ha ragione ormai antica e sempre più antropologicamente, culturalmente, politicamente forte; "dal corpo del malato al cuore della politica". O, ancora, non sarei, come già Luca Coscioni, che io stesso strumentalizzato dai "miei", così infamandoci come meri oggetti o come soggetti plagiati. (O indemoniati, vero... Signori?). Strumenti? Sono, invece, limpidi obiettivi ideali, umani, civili, politici.
Dalla mia prigione infame, da questo corpo che - per etica, s'intende - mi sequestrano, mi tornano alla memoria le lettere inviate alla... "politica" da un suo illustre, altro, "prigioniero": Aldo Moro. Pagine nobili e tragiche contro gli uomini di un potere che aveva deciso di condannarlo (anche lui per etica, naturalmente) a morte certa, anche lui ad una forma di tortura di Stato, feroce ed ottusa. Quelle pagine non potrei farle mie. Anche perché furono perfette, e lo restano.
Un pensiero, ancora, un interrogativo, un dubbio: dove sono mai finiti per tanti "credenti" Corpo mistico e Comunione dei Santi?
Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori! Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.
Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo fortemente che così non sia), spero davvero che questo augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo "voi" oggi manca anche a me, anche a noi altri.
Per finire, grazie Signor Direttore per la sua tollerante attenzione. A questo mio estremo, ultimo tentativo di trasmettere parola. Grazie sincero,
Suo Piero Welby
p.s. Chiedo - ringraziandoli fraternamente - alle oltre 700 mie compagne e compagni, antiche e nuovi, che sono in sciopero della fame, alcuni al sedicesimo giorno, di sospendere questa loro forma di lotta, che ha contribuito in modo determinante al radicamento di un nuovo grande momento di dialogo e di conoscenza a tutto il Paese.
10 dicembre 2006
Non credo di essere alla mia altezza
Questo è il mio ultimo componimento.
La pace
L'arso riarso che l'ardere
riordina le cose suggerisce
forse che il peso non esiste
in quanto tale come quel tale
che una volta era santo
la volta dopo tardo e tonto
Quante? Troppe parole si sono spese
svendute sparse poi vomitate
solo per epurare da sé
tutto il veleno prodotto
nei passatempi quotidiani:
“Io ti giuro che ti giudico”
E l'occidentale più stanca
la mediorientale arranca
se lo incontra quello è il nemico
ché ha il dialogo di chi non chiude la porta
tra le sue mani il drappo della compassione
in armonia con la ragione e il suo unico figlio:
La pace
La pace
L'arso riarso che l'ardere
riordina le cose suggerisce
forse che il peso non esiste
in quanto tale come quel tale
che una volta era santo
la volta dopo tardo e tonto
Quante? Troppe parole si sono spese
svendute sparse poi vomitate
solo per epurare da sé
tutto il veleno prodotto
nei passatempi quotidiani:
“Io ti giuro che ti giudico”
E l'occidentale più stanca
la mediorientale arranca
se lo incontra quello è il nemico
ché ha il dialogo di chi non chiude la porta
tra le sue mani il drappo della compassione
in armonia con la ragione e il suo unico figlio:
La pace
06 dicembre 2006
L'angoletto musicale
Segnalo alla vostra gentile attenzione un mio nuovo spazio web dove di tanto in tanto posterò qualche canzone. Ce ne sono alcune, potete ascoltarle con il player nella pagina a destra o anche scaricarle (parte inferiore della pagina):
http://www.vitaminic.it/artist/nicoguzzi/
http://www.vitaminic.it/artist/nicoguzzi/
05 dicembre 2006
Proposta editoriale
Mi hanno proposto di pubblicare una raccolta di poesie che avevo inviato qualche mese fa a una casa editrice. Fantastico! Penserete voi, in effetti l'ho pensato anch'io, sono apprezzabile anche per alcuni degli addetti ai lavori allora! Sì, certo; ma chi comprerebbe un libro di poesie di un autore sconosciuto? Nessuno, per questo mi hanno inviato un contratto in cui se firmato e inviato mi impegno a pagare la cifra di 1800 euro per l'acquisto di 150 copie che poi dovrei piazzare io qua e là mentre il numero delle loro copie è variabile a seconda delle richieste che ricevono, inoltre la casa editrice si impegna a pubblicizzare il libro sul loro sito internet, nelle fiere del libro, in un programma radio, con eventuali interviste e possibilità di farsi conoscere nelle forme e nei luoghi di cui loro faranno segnalazione, inserendo l'opera nella classificazione italiana ufficiale dei libri pubblicati, quella a cui fanno riferimento tutte le biblioteche (il famoso codice che ogni libro ha).
L'idea sarebbe che io mi accollo le spese di pubblicazione mettendo al riparo la casa editrice da un eventuale flop, mentre loro si occupano della parte promozionale inserendomi e facendomi partecipe inoltre dei concorsi per opere edite a cui si posso partecipare.
Leggendo le diverse esperienze su internet di molti autori, scrittori del sottobosco culturale italiano mi sono reso conto che praticamente tutte le case editrici usano questi sistemi e che dunque la scelta sta o nell'accettare quelle condizioni, mettendo comunque a rischio i propri capitali in quanto non si sa poi se quella casa promuoverà veramente e in maniera efficace un libro; oppure si va da un tipografo e si fa stampare su propria iniziativa quello che si è scritto, registrando eventualmente attraverso società che si occupano specificatamente di queste pratiche.
Le considerazioni generali che mi ritrovo a fare ritornano sempre su un punto nodale, i giovani, quelli che puntano ad emergere cosa devono avere in più degli altri? La società italiana, l'economia italiana e l'arte intesa anche come mercato artistico cosa offrono? In che modo ci si afferma in questo sistema? Che talenti bisogna avere? Sicuri che sono i talenti quelli che bisogna avere?
Se è vero che solo Uno su mille ce la fa allora come direbbe La Russa “Eh diciamolo, siamo spacciati, eh diciamolo.”
L'idea sarebbe che io mi accollo le spese di pubblicazione mettendo al riparo la casa editrice da un eventuale flop, mentre loro si occupano della parte promozionale inserendomi e facendomi partecipe inoltre dei concorsi per opere edite a cui si posso partecipare.
Leggendo le diverse esperienze su internet di molti autori, scrittori del sottobosco culturale italiano mi sono reso conto che praticamente tutte le case editrici usano questi sistemi e che dunque la scelta sta o nell'accettare quelle condizioni, mettendo comunque a rischio i propri capitali in quanto non si sa poi se quella casa promuoverà veramente e in maniera efficace un libro; oppure si va da un tipografo e si fa stampare su propria iniziativa quello che si è scritto, registrando eventualmente attraverso società che si occupano specificatamente di queste pratiche.
Le considerazioni generali che mi ritrovo a fare ritornano sempre su un punto nodale, i giovani, quelli che puntano ad emergere cosa devono avere in più degli altri? La società italiana, l'economia italiana e l'arte intesa anche come mercato artistico cosa offrono? In che modo ci si afferma in questo sistema? Che talenti bisogna avere? Sicuri che sono i talenti quelli che bisogna avere?
Se è vero che solo Uno su mille ce la fa allora come direbbe La Russa “Eh diciamolo, siamo spacciati, eh diciamolo.”
02 dicembre 2006
Il palazzo sforzesco
C'era questo ragazzo che mi guardava dritto negli occhi, era seduto su una cassetta rovesciata, tipo quelle dove si tiene la verdura o la frutta; era appoggiato con la schiena al muro di un vecchio palazzo, aveva gli occhi rossi, forse aveva appena finito di piangere, forse aveva appena finito di farsi, comunque sia mi guardava, non so per quale motivo, ma mi faceva sentire in colpa, io che ero appena uscito da un pub e avevo speso undici euro per una bottiglia di Pignoletto. Il cameriere era molto simpatico, la cameriera sicuramente molto carina ma piuttosto “negativa”; non importa. Ero nuovamente di fronte al barbone che mi guardava come fossi un extra-terrestre, beh, io ero ubriaco e non so per quale motivo dopo qualche secondo mi ritrovai seduto di fianco a questo giovane, anch'io appoggiato al muro di questo palazzo antico, il mio culo appoggiato su un'altra cassetta, nei dintorni era pieno. Dicono che il barbone fosse stato il guardiano del palazzo caduto poi in disgrazia dopo che per leggerezza aveva fatto entrare l'assassino del signore che abitava proprio in quell'abitazione. Lo accusarono di essere un complice, fece sette anni di galera e poi tornò a vivere, non più dentro quel palazzo, ma bensì intorno, come un fallito che non ammette la propria sconfitta e continua ad accarezzare il sogno di tornare a possedere ciò che più ha agognato nella propria vita. Il palazzo dopo qualche mese dalla morte del signore era rimasto disabitato, nessuno più aveva messo piede in quella reggia, ma tutti lo sapevano, il canto che proveniva dalle cantine era tutt'altro che irreale.
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