16 gennaio 2006

Nero di cielo

Approfittando del fatto che ho riportato a casa la mia tastiera che avevo lasciato da un amico ho composto in una ventina di minuti questa canzoncina “decadente” che potrebbe essere ideale come Main Theme di un film horror. Nella melodia c'è un connubio di gioia, innocenza, paura e angoscia. Come direbbe Lucarelli con il suo celeberrimo gesto: “Paura eh?”

http://www.hostfiles.org/usr/files/50/nerodicielo.zip

Body Painting

Sono in vita nebulosa incinta
d'eccitazione che sfarfalla
in bianchi scintillii di stella
bramosia di chi canta
la migliore melodia dell'anima
morbida carezza, tocco d'eternità

Sono in vita poeta decadente
intriso di allori e peccati
il pazzo che a saltar tra gli steccati
ride e piange come sempre:
il sapore di una vittoria terrena
all'orizzonte dell'assurdità mortale

Sono in vita mantide religiosa
in consapevole ritardo sui tempi
mi fermo tra il fieno dei campi
e vedo passanti lontani da casa
lasciano al grigio quello che sono:
ufficiale superficiale che gioia la guerra!

Sono in vita idiota profeta
che stucco sordido purifica il mio filtro
poco importa se di argento o feltro
dipingo il muro mi spendo a pelota
e mi sorprendo ancora una volta Innamorato:
questo il senso a cui essere grato

14 gennaio 2006

Dolce Stil Novo

Esiste qualcosa nella nostra vita a cui ci leghiamo senza pensare un giorno di sostituirlo quando sarà superato? Forse, o almeno lo spero, anche se in realtà per “la cultura dei rifiuti” descritta da Zygmunt Bauman questo atteggiamento è così poco diffuso che la sua negazione sembra estendersi addirittura alla sfera affettiva, “scambio due parole con te perché sei l'unica forma umana da me reperibile in questo momento”, il miglior preludio della solitudine; da questo punto di vista viene a stemperarsi una delle migliori qualità dell'uomo, cioè la capacità di adattarsi e di potersi porre comunque all'interno di un gruppo di persone senza dover snaturare il proprio Io per essere ascoltato o per lo meno interpellato. La cultura del rifiuto sembra muoversi con una unilaterale ed ossessiva spinta verso il nuovo (ad esempio pubblicità quali “E' arrivato il momento di sostituire la tua vecchia lavatrice, il tuo vecchio ferro da stiro.”) Si estirpa dalla società l'idea che molte delle cose che già ci sono possono essere adattate al trascorrere del tempo, la Moda prima era un mezzo di inclusione all'interno di cerchie di persone di un certo livello, medio alto per lo più, la maggioranza della popolazione ne restava fuori, oggi invece ha abbracciato praticamente tutti i campi dell'esistenza e della produzione umana cosicché nei casi limite persino le musiche Rap e R'n B che nascevano nei ghetti americani dei neri oggi sono diventate icone della Moda. Qualcuno potrebbe sottolineare che ciò è un bene perché adesso è accessibile a molti. Da un lato è vero ma è altrettanto vero che chi ne rimane fuori è molto più emarginato di quanto poteva esserlo nel passato, perché, com'è ovvio, un fenomeno che acquista una certa globalità e trasversalità ha risvolti molto più rilevanti di un fenomeno di nicchia. Se compro un cellulare dopo un mese sono già a guardare nei negozi i nuovi modelli? La sostituzione sistematica del vecchio mette a dura prova la cultura che dovrebbe fungere da collante della società, generatrice di stabilità, in questo modo rischia di avere al suo interno il germe de-strutturante della cultura stessa, cioè l'evoluzione e il progresso della cultura potrebbero portare paradossalmente alla stessa distruzione della cultura che tende ad includere ogni nuova tendenza. L'esempio è l'accettazione senza discussione del multiculturalismo che dovrebbe essere una pacifica ma pur sempre critica convivenza delle diversità culturali, in realtà nella maggior parte dei casi si ha un'idea vaga e distratta delle differenze tra una cultura e l'altra, dunque che tipo di multiculturalismo è questo? L'inclusione della diversità non deve passare per l'idea che esiste una cultura dominante e altre che hanno un ruolo più marginale, altrimenti l'inclusione è fittizia, è una sorta di adozione di una cultura considerata “minore” da parte di una cultura che si considera addirittura migliore con l'intento celato di volerla adattare alla propria. Così al multiculturalismo si contrappone inevitabilmente il neoregionalismo che tenta di barricarsi e di difendersi dalla globalizzazione del mercato e dalla quasi conseguente uniformazione culturale.
Seguendo questo modo di incedere della cultura credo che se l'esistenza umana sulla terra durerà almeno altri 200 anni non si potrà non arrivare che ad unico governo mondiale, un unico popolo.

13 gennaio 2006

Un Majakovskij morto di rivoluzione

Del resto lo sapevo, in fondo quella penna sarebbe servita a costruire un mondo fatto di fantasia, sogni, gioie e amori, in fondo a questo serviva quella vecchia Bic ricaricabile ed il ritorno alla realtà sarebbe sembrato meno amaro, meno comunista, meno fascista, meno sessantottino-degenerativo, meno rivoluzionario, meno violento, meno conservatore, meno massonico, meno cattolico, meno islamico, addirittura meno qualunquista, ciò che avrebbe ucciso la mia anima sarebbe stata l'ordinarietà, anche se forse l'appiattimento dei sensi, delle sensazioni, della sera senza tramonto e dell'alba senza luce è solo una questione di allenamento, con il passare degli anni, come si dice, ci si fa il callo, forse la mia voce non è mai troppo potente, mai troppo adatta al vaffanculo, mi suggerisce De André, è nel silenzio che a volte vorrei si esplicasse la mia miglior forma di espressione, di comunicazione, del mio patologico bisogno di comunicare, mi piacerebbe riassaggiare ancora una volta l'eleganza della discrezione, significherebbe avere la possibilità di non cedere al clamore, all'urlo per farsi ascoltare, un po' come Celentano che sbanca gli ascolti in televisione dicendo una parola ogni dieci secondi, nei suoi momenti di massima ispirazione. L'andarsene senza far sentire troppo la propria mancanza, convinto di aver dato tutto senza aver lasciato per strada troppi rimpianti, e del resto ciò che sto scrivendo in questo momento prima di addormentarmi non è altro che un momento di flusso di coscienza, potrebbe essere un modo per depistare l'immagine di me, i fiori appassiranno e lasceranno il posto a nuove viole, nuove rose, nuovi girasoli, Valentina, il segno dei graffi delle unghie, le mie, sullo specchio del bagno che proprio ieri ho posato in cortile dove prima giocavo a palla. E qual'è il peggior sapore del dolore? Quello fisico o quello psicologico-spirituale? Io non offrirei mai l'immagine di Gesù crocifisso, quello che soffre, quello che viene immolato, su un altare luccicante tipo chiesa-cattedrale dove gli uomini pregano e dove devono provare colpa per le sofferenze subite da un uomo unico ma condannato pur sempre da alcuni uomini e non dall'umanità intera in tutto il suo divenire; preferisco ricordare e pregare il Gesù che ha vissuto e quello che è resuscitato piuttosto che quello crocifisso, mi sembra sadico e di cattivo gusto anche se di certo non posso essere io ad indicare alla Chiesa ciò che è bene e ciò che è male. Le ultime righe che ho scritto sono probabilmente delle baggianate visto che non ho riflettuto abbastanza o comunque quanto bisognerebbe per un tema così profondo quale quello trattato. Vado. La notte. Il sonno.

12 gennaio 2006

Berlusconi vs Bertinotti

Non riesco a prendermela troppo con Berlusconi, non perché abbia particolare simpatia per quest'uomo ma semplicemente perché la maggior parte delle responsabilità se Berlusconi è al potere sono della sinistra che non ha dato efficaci e strutturate risposte al paese e continua ad essere frammentata come non mai. Non riesco a digerire il fatto che si è accettato che un imprenditore così rilevante per il sistema economico italiano abbia potuto e possa fare politica senza ostacoli, vedere spesso che la sinistra riduce a sole polemiche strumentali il conflitto di interessi mi rattrista alquanto, democrazia da questo punto di vista diventa solo un concetto astratto, cos'è la concorrenza se un leader politico è a capo di un impero economico? Quante risposte bisognerebbe dare al Paese, serie, credo che per una risalita ci sia poco spazio per i compromessi. Un'altra cosa che mi fa letteralmente rabbrividire è il ritorno al proporzionale, ero contento nel vedere che le due coalizioni si muovessero verso partiti più ampi che racchiudessero i contenitori più piccoli ed improvvisamente si è passati al proporzionale, mossa elettorale? Probabilmente sì e credo di poter affermare senza troppo margine di errore che le identità storiche a cui gran parte dei politici si aggrappano con grande foga nei loro singoli circoli politici siano rimaste nella maggioranza degli italiani come tracce ormai sempre più sfumate e imprecise, tutta questa nostalgia dei politici potrebbe derivare anche dall'età media della classe politica italiana che di certo non si può definire giovane, nuova e rinnovata come in molti avevano auspicato ad esempio dopo Tangentopoli. Se si fa un sondaggio tutti preferirebbero avere 3, 4 partiti massimo. La storia, per quanto importante sia è pur sempre storia e riproporla non significa fare il bene del paese, nel nostro caso significa rimanere fermi, anzi indietreggiare, in più dire che il proporzionale in Italia sia stato sinonimo di democraticità è una pura menzogna, sappiamo tutti come nascevano i governi fino al pentapartito di Craxi dopo la caduta del fascismo, inoltre in democrazia al criterio di rappresentatività, da noi così difeso, bisogna affiancare quello della efficacia dell'azione di governo che dovrebbe agire senza cercare continuamente compromessi che in realtà snaturano gli obbiettivi che ci si prefigge di raggiungere inizialmente (si veda il numero infinito di rimpasti di governo a poca distanza dalle elezioni che cambiavano e cambiano di molto gli equilibri di forza all'interno delle maggioranze), la politica è senza ombra di dubbio compromesso ma non può diventare accomodamento, la responsabilità di un politico è quella di decidere anche contro la maggioranza, bisogna valutare i risultati altrimenti non se ne viene a capo delle questioni, soprattutto in Italia dove divergenze puramente ideologiche e spesso anacronistiche non permettono di valutare una questione con un approccio quanto più razionale possibile.
Ieri sera ho visto Porta a Porta che tra le altre cose è finito alle 2 di notte, c'erano Berlusconi e Bertinotti, devo ammettere che il primo ha praticamente demolito il secondo, in che modo? Non tanto facendosi scudo con cifre sui risultati raggiunti dal suo governo ma sparando a zero su tutti i politici e i governi del passato, intenti troppo spesso a ricalcolare e ricomporre nuovi governi e nuove maggioranze, colpevoli di aver generato un debito colossale con cui l'Italia deve fare i conti tuttora ed evitando quasi sempre di affrontare le questioni fondamentali per non scomodare nessuno. Discutendo riguardo al tema delle infrastrutture ha sottolineato come in realtà i cantieri fino a quest'ultima legislatura non si erano mai aperti nonostante i numerosi progetti susseguitisi negli anni. Dando questi tipi di giudizi sulla politica del passato non si può che conquistare il favore di molti italiani che hanno avuto per anni sotto gli occhi governi piuttosto inefficaci e inefficienti, certo è che in questo ultimo decennio non si sono ancora risolti i nodi strutturali da riformare del paese, giustizia, concorrenza e antitrust, liberalizzazioni, scuola, università e ricerca. Quello che spero è che l'Unione riesca a presentare un programma preciso e condiviso dalla maggioranza del centro-sinistra che nel caso in cui vincesse potrebbe fare in modo che la nuova maggioranza governi senza cadere al primo segno di disaccordo, il proporzionale probabilmente non aiuterà. La mia più viva speranza è che dopo le elezioni entrambi gli schieramenti si spingano avanti nella creazione di due macro-partiti che superino finalmente parte delle esperienze storiche del passato e le rielaborino all'interno di nuovi soggetti.

11 gennaio 2006

"Neverending Whisper" nel vecchio West

Finita l'esibizione live al Mazda Palace di Milano stavamo cantando ubriachi “In the house of rising sun”, la dislessia era parte del nostro stato momentaneo, la demenza altrettanto marcata, la logica delle nostre menti era stata slavata da tutti i bicchieri di alcool passati attraverso il nostro esofago, l'unica cosa che ci veniva bene era urlare a squarciagola quella canzone, stonati ma convinti di essere intonati. New Orleans in quel momento ci sembrava più che mai vicina, si poteva sentire il rumore delle bottiglie stappate, dei bicchieri che scivolavano sul bancone, i nitriti dei cavalli, chiudendo gli occhi potevamo crederci proprio a New Orleans. Forse stavo già dormendo, inaspettatamente e improvvisamente ci trovammo in un Saloon, in stile vecchio West. Assolutamente, ci dovevamo essere addormentati, o forse solo io, comunque non poteva essere necessariamente altro che un sogno, alla Clint Eastwood magari.
Mi pare la cameriera, e che cameriera, mi chiese cosa volevo da bere, io risposi un Johnny Red liscio, lei si mise a ridere aggiungendo che me l'avrebbe portato subito. I miei compagni erano con la testa reclinata sul bancone, gli occhi erano chiusi, facevano un sonnellino, gridai nelle loro orecchie di svegliarsi. No, capii subito che non era un sogno, spalancarono gli occhi e mi guardarono stupefatti. Valerio con aria minacciosa si guardò intorno:
“Dove cazzo siamo? Come siete vestiti? Abbiamo esagerato un po' troppo con il Rum! All'ospedale li vedo che fine fanno gli alcolizzati come noi, voi non ne avete neanche lontanamente idea.”
E Luca: “Ragazzi qui ci siamo fottuti il cervello! Siamo diventati pazzi, aiuto! Perizia psichiatrica!”
Intanto un anziano uomo con un cappello nero ci guardava divertito cercando di celare la sua voglia matta di sganasciarsi dalle risate, io da attento osservatore pensavo ed immaginavo di dirgli con tutto il rispetto che posso portare per una persona anziana come lei vorrei chiederle gentilmente perché non si fa un pacco di cazzi suoi!
“E' impossibile, vediamo tutti e cinque le stesse cose quindi non siamo pazzi, in più io avevo bevuto solo un goccietto, sapete dalla volta che quei bastardi tutori della legge mi hanno castigato per aver superato il limite di velocità con la mia Fiesta sto molto attento a non farmi prendere alle spalle nuovamente mentre sono chinato.” Fabio puntualizzò.
Claudio fece così sfoggio come molte altre volte in passato delle sue teorie sull'esistenza umana, sulla vita terrestre: “Io ve lo dicevo che la realtà non è così come vogliono farcela assimilare, quando parlo di energie, di universi paralleli, di mondi invisibili, questo intendevo; adesso siamo qui in un saloon del vecchio west senza avere nessuna spiegazione apparente, scurnacchiati! Ve lo diceva Papà!”

Questa storiella che non ho al momento il tempo di finire è venuta adesso di getto.

09 gennaio 2006

Libertà riadatta

Svita e avvita la vita
in tondo giro e sbando
come fata sfilata di seta sfinita
Loro tutti d'oro tutti in coro
bravi, belli e senza calli
io stanco del banco ormai bianco
invecchiato da bivacco disfatto
ché di vuoto nausea suole fluttuare
l'infausto fusto-offerta fiasco
Sull'etichetta un'eclettica libertà diluita
all'assuefazione in nome di modernità